Un bel giardino ricco di fiori e piante non si mantiene da sé, serve dedizione costante e un certo sacrificio. Così, fra le varie attività che comportano la cura della vegetazione, di tanto in tanto si rende necessaria la potatura degli alberi. A livello teorico sembra molto facile: potare significa eliminare i rami e la vegetazione in eccesso di una pianta. A livello pratico, però, così semplice non è: vi sono precise tecniche da seguire per evitare di danneggiare l’intero giardino.

Appare evidente che il processo di potatura non sia un’attività universale, ma dipenda naturalmente dalla tipologia di albero piantato e dai risultati che si desidera ottenere. Di conseguenza, prima di passare all’azione, è utile un breve excursus sulle tecniche principali.

Quando effettuare la potatura

Sono molti i motivi che possono portare alla scelta di ridurre le dimensioni di un albero: vi potrebbero essere dei rami secchi, si potrebbe avere a che fare con un disequilibrio tra la dimensione della chioma e quella del tronco, la chioma stessa potrebbe essersi sviluppata troppo rispetto allo spazio disponibile del giardino in cui l’albero è stato piantato. Qualsiasi sia la necessità, in linea generale sarebbe da evitare una potatura nei cicli di sviluppo dell’albero, quindi durante la crescita delle foglie in primavera o durante la caduta delle stesse, in autunno. La regola è perciò molto semplice: più la pianta è in attività – sia essa positiva con la crescita che negativa a chiusura di stagione – meno è consigliato l’intervento. Non è però tutto perché, come accennato, questa regola è solo un’indicazione generica: molto varia dal tipo di albero da trattare e dalla tecnica prescelta.

Tipologie di potatura

Capitozzatura

Capitozzatura – Typical Knotted Pollard Willows In Dutch Biesbosch Landscape via Shutterstock

Non basta dotarsi di cesoie o seghe per effettuare la potatura, bisogna apprendere il modo per farlo a seconda dell’albero su cui si andrà a intervenire. E non sempre si tratta di un’operazione alla portata di tutti, così come facile apprendere dal compendio delle tecniche più in uso:

  • Potatura di contenimento: si applica quando la pianta ha una crescita eccessiva oppure intralcia il giardino o le mura della casa. Prevede l’eliminazione principalmente dei rami laterali dell’albero, ma anche di quelli verticali se gli ostacoli fossero molto alti. Il taglio non è mai eccessivo, bensì vengono rimossi solo ed esclusivamente quei rami che risultano troppo lunghi ed estesi. Così facendo, l’albero subirà il minimo del danno e potrà riprendersi facilmente dall’intervento;
  • Potatura di mantenimento: l’intervento più facile, serve semplicemente per liberare l’albero dalle sue parti non più in vita – quindi i rami secchi – senza precise intenzioni di riduzione delle dimensioni della chioma. Adatta a giardini molto estesi, dove la pianta non ha alcun ostacolo fisico alla sua crescita;
  • Potatura di alleggerimento: si effettua quando la chioma è troppo estesa e pesante, quindi minaccia la resistenza del tronco e la presa delle radici nel terreno, oppure quando l’ombra dell’albero è eccessiva;
  • Potatura di ringiovamento o di recupero: si tratta di un intervento molto esteso per cercare di recuperare un albero dai numerosissimi rami secchi, prima che la pianta muoia definitivamente. La parte asportata della chioma sarà importante e, proprio per la possibile debolezza dell’albero, è da effettuare lontano dai normali cicli di crescita primaverili;
  • Potatura di allevamento: riguarda gli alberi giovani, spesso da frutto, nei primi tre anni di vita. Non solo l’eradicazione dei rami permette di riequilibrare la crescita della pianta verso l’alto, ma con specifici tagli in corrispondenza delle biforcazioni si stimola la nascita di nuovi rami e, di conseguenza, si moltiplicano poi le possibilità di crescita dei frutti;
  • Cimatura: è una tecnica particolare che comporta la rimozione della gemme sull’apice dell’albero, per favorire lo sviluppo laterale. In primavera accelera la crescita delle foglie, in inverno irrobustisce il legno del tronco;
  • Capitozzatura: un metodo ormai vetusto e dannoso, prevede l’asportazione per intero della cima, della chioma e dei rami principali dell’albero. In altre parole, lo si decapita. L’intervento estremo non stimola la salute della pianta, bensì la esporrà a infezioni fungine sui monconi e alla possibilità di seccatura del fusto. Inoltre, la metodologia non permette di ottenere una crescita omogenea e lineare dei nuovi rami, che nasceranno copiosi e disordinati attorno ai monconi tagliati, per effetto di compensazione.

Strumenti e taglio

Cesoie

Pruning Shrubs With Sharp Pruners via Shutterstock

Quando si effettua un’opera di potatura, è molto importante che il taglio del ramo sia netto, preciso e privo di scanalature. Per questo gli strumenti impiegati – cesoie per i rami piccoli, seghe e motoseghe per quelli più grandi – dovranno essere precisi e la mano molto ferma. È necessario, inoltre, che le lame siano sempre molto pulite: questo accorgimento impedirà il trasferimento di batteri e, quindi, le conseguenti infezioni.

Il ramo non va mai strappato di netto: il taglio deve essere obliquo rispetto al ramo stesso. Anche l’orientamento e il punto del taglio sono molto importanti: si deve lavorare sulle biforcazioni dei rami, rimanendo perpendicolari all’asse del ramo stesso e preservando il punto di inserzione sul fusto o sul braccio di provenienza. Non si deve tagliare, inoltre, lasciando monconi né in prossimità estesa del tronco. L’angolo di inclinazione è solitamente di 45 gradi in direzione sud, così che venga preservata l’esposizione al Sole.

1 dicembre 2013
I vostri commenti
Patty, lunedì 2 dicembre 2013 alle22:30 ha scritto: rispondi »

Salve , vorrei sapere come potare il gelsomino e quando si pota. Grazie mille

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