La bioedilizia negli ultimi anni sta sperimentando i materiali più disparati, da utilizzare soprattutto per l’isolamento termico. Uno dei materiali che si stanno rivalutando è la Posidonia (Posidonia Oceanica L.), detta anche “Erba di Nettuno”.

Si tratta di una pianta acquatica endemica del Mediterraneo, che forma delle vere e proprie praterie sottomarine, importanti non solo perché creano un ecosistema grazie alla presenza di organismi vegetali e animali che vi si insediano, ma anche perché con le radici proteggono dall’erosione della linea di costa. La sua presenza è sintomo di buona qualità delle acque.

La Posidonia ha delle foglie che possono raggiungere il metro di lunghezza e in generale, si trova tra gli 0 e i 40 metri di profondità del mare. Gli agenti atmosferici spesso aggrovigliano le lunghe foglie creando delle vere e proprie “palle” di fibre marroni (egagropili) che possiamo trovare sulle spiagge.
In autunno e inverno, quando la pianta fiorisce, inoltre, può succedere che ci sia un abbondante deposito a riva di ammassi di queste piante, che presto vanno in decomposizione. Secondo la legge sono da considerare rifiuto solido e il loro smaltimento va a carico delle casse comunali. Possono essere però utilizzate per il compostaggio, ma solo dopo un opportuno trattamento per togliere la sabbia e comunque in percentuali limitate rispetto al peso totale del materiale compostato.

Metodi di riutilizzo di tutta questa materia preziosa sono stati adottati nel passato, nei luoghi in cui questa specie era abbondante. Ad esempio veniva utilizzata come concime naturale per le piante, al posto della torba.

Ma è proprio per l’edilizia che potrebbe costituire più una “riscoperta” che una scoperta. Esistono esempi nella tradizione di popoli di pescatori, che utilizzavano questa pianta, una volta essiccata, per coperture e murature, in relazione alle sue proprietà termiche isolanti. Studi tedeschi realizzati dal Fraunhofer Institute for Chemical Technology ICT di Pfinztal, affermano che la sua capacità di trattenere il calore supera di gran lunga quella del legno e dei suoi derivati.

Ma la Posidonia spicca anche per la sua resistenza al fuoco, che la rende ottimale per costruire, e non è facilmente attaccabile da muffe a causa del tasso di salinità.

Esempi recenti del suo utilizzo li possiamo trovare in Svezia, dove la modern Seaweed house, svetta su sull’Isola Læsø , nel mare di Kattegat, che divide la Svezia dalla Danimarca, ed è il risultato della collaborazione dell’associazione no profit Realdania Byg e lo studio danese di progettazione Vandkunsten. Qui vi troviamo cuscinetti di posidonia, impiegati per l’isolamento esterno del tetto e per la pavimentazione.

E insieme a Germania e Svezia, anche l’Italia si sta interessando a questa vera e propria risorsa. L’azienda Edilana, nota per la produzione di materiali per l’edilizia realizzati con pura lana vergine di pecora, ha brevettato la “La lana di mare®”, realizzata proprio con le egagropili di Posidonia e con fibra di lana. La fase di ricerca era stata stimolata da una segnalazione dell’Assessorato Ambiente Regione Sardegna tramite l’Agenzia Conservatoria delle Coste, che aveva raccolto e segnalato le richieste di vari comuni costieri, come Alghero, gravati dal problema di gestire le eccedenze di posidonia che periodicamente si accumulavano sui litorali, creando spesso vere e proprie emergenze.
Un approccio intelligente che ha permesso di trasformare un problema in un’opportunità e che fa capire che risolvere problemi di questo tipo in maniera sostenibile, è possibile, oltre che auspicabile.

29 agosto 2014
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I vostri commenti
Nino Andò, sabato 30 agosto 2014 alle18:36 ha scritto: rispondi »

Rimango sempre di sasso quando assisto a questi che io chiamo sfondamenti di porte aperte...... o scoperte dell'acqua calda. I tetti delle case dei pescatori greci ..... di tutte le Sporadi e Cicladi, sono state da sempre isolate con l'alga di cui sopra. Quindi nessuna novità.

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