Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha annunciato ieri sera che il 16 aprile sarà a Venezia a firmare l’accordo per l’avvio della bonifica del polo petrolchimico di Porto Marghera. La notizia è stata diffusa prima su Twitter e poi con un comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente. Sul news network Clini ha twittato entusiasta:

Il 16 aprile firmerò a Venezia l’accordo sul disinquinamento di Marghera con Comune, Regione e Magistrato alle acque. Decollano le bonifiche.

Dall’ufficio stampa, invece, arrivano maggiori dettagli sulle procedure previste per la bonifica:

Una reindustrializzazione ambientalmente sostenibile che apre nuove prospettive per lo sviluppo delle aziende verdi nel nostro Paese. Lunedì 16 aprile alle ore 12.30 il ministro dell’Ambiente Corrado Clini firmerà a Venezia l'”Accordo di programma per la bonifica e la riqualificazione ambientale del sito di interesse nazionale di Venezia-Porto Marghera e aree limitrofe”. A sottoscriverlo il sindaco Giorgio Orsoni, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il magistrato alle acque di Venezia Ciriaco D’Alessio, in rappresentanza del ministero delle Infrastrutture. Cornice dell’evento la sala degli stucchi di Ca’ Farsetti, sede del Comune di Venezia. L’accordo, grazie all’insediamento di nuove attività industriali, consentirà finalmente il rilancio economico di Marghera “mediante procedimenti di bonifica e ripristino ambientale – come si legge nel testo -, che consentano e favoriscano lo sviluppo di attività sostenibili dal punto di vista ambientale”

Le industrie, quindi, non andranno via dalla fascia di costa che fronteggia Venezia ma saranno convertite in attività con un impatto ambientale minore. Secondo il master plan previsto dall'”Accordo Integrativo all’Accordo di Programma per la Chimica di Porto Marghera” le attività di bonifica saranno complesse e a carico di diversi enti pubblici e soggetti privati:

  • opere di dragaggi e marginamento canali industriali e bonifica dei siti demaniali – a opera del MAV (Magistrato alle Acque di Venezia);
  • dragaggi e marginamento dei canali portuali – a opera dell’Autorità Portuale;
  • bonifica delle aree di competenza e gestione impianti per trattamento dei materiali provenienti dalle bonifiche – a opera di Enti Pubblici e privati.

Prevista anche la bonifica del cosiddetto “bacino scolante“, cioè quella parte del territorio costiero che scarica le sue acque direttamente in mare. Il piano, per quest’area, prevede azioni di ripristino dei siti contaminati e il riutilizzo del sito per altre attività. Dovrebbero essere anche essere recuperate (o messe in sicurezza) ex discariche di rifiuti solidi urbani, cave esaurite in bacini di accumulo di acque di piena, e bonificati i canali irrigui e siti contaminati da attività produttive ormai dismesse.


Si tratta, quindi, di lavori estremamente complessi e costosi. Ed è persino difficile stimare quanto costerà bonificare tutta l’area di Porto Marghera: si parla di cifre che oscillano tra i 750 milioni e oltre due miliardi di euro. A fronte di cifre del genere bisogna chiedersi chi le pagherà visto che i privati, da una parte, hanno a lungo inquinato la zona con veleni di tutti i tipi mentre il pubblico, dall’altra, ha raramente controllato che cosa veniva immesso in laguna.

Ne è nata una lunga serie di contenziosi perché, quando si inquina tutti, non è mai possibile stabilire quanto si inquina a testa. Nell’ottobre 2010 l’allora ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo raggiunse un accordo con un manipolo di ditte che hanno o avevano gli stabilimenti a Porto Marghera. Chiudendo il contenzioso il Ministero rinunciava a qualunque ulteriore rivendicazione economica. Con quali vantaggi? Appena 5.800.000 euro versati dai privati.

3 aprile 2012
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