Tra le numerose applicazioni di celle fotovoltaiche in cantiere in tutto il mondo, una che merita particolare attenzione per la filosofia con cui è stata realizzata è quella delle Portable Lights, nata al MIT (Massachussets Institute of Technology). L’idea concepita da Sheila Kennedy, docente di architettura, è infatti quella di integrare piccoli pannelli solari in stoffe e tendaggi al fine di creare energia gratuita e libera da fornire alle oltre 2 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all’elettricità.

L’utilizzo primario per il quale è stata ideata tale implementazione di nanotecnologie è quello di creare lanterne in grado di fornire luce per la lettura e per l’illuminazione delle capanne; tuttavia con il progresso delle ricerche attualmente si stanno sperimentando sistemi basati su questo principio in grado di essere connessi tra loro per fornire maggiore potenza e di caricare apparecchiature tecnologiche durante i viaggi.

Integrare i pannelli solari all’interno di tessuti è un’idea non solo in grado di fornire energia pulita ovunque, ma si integra perfettamente nelle comunità in cui viene introdotta tanto che in alcune zone dell’America Centrale le donne intessono le locali stoffe con questi pannelli.

Tra i pregi di questa tecnologia, che gli hanno permesso di ottenere il premio Tech Museum Award Laureate 2008, vi è sicuramente la versatilità che ne permette una facile adattabilità. Un esempio è offerto dagli Huichol, una popolazione seminomade messicana, che ha integrato i piccoli pannelli solari nei sacchi utilizzati per le attività quotidiane; in questo modo a fine giornata viene raccolta anche una buona quantità di energia per illuminare le abitazioni, le scuole e gli ospedali.

Insomma pare che questo sia proprio un bell’esempio di come la filosofia Open Source sia applicabile con successo anche al campo delle energie rinnovabili, per fornire nuovi stimoli di progresso anche senza i grandi numeri del mercato civilizzato.

25 settembre 2008
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