Il porro è un ingrediente sempre più utilizzato all’interno della cucina mediterranea, tanto da vivere negli ultimi anni una vera e propria seconda vita. Gustato sia crudo che cotto, ha un sapore che ricorda vagamente la cipolla, con delle note di gusto però più eleganti. Come coltivarlo efficacemente in orto o in balcone?

Del porro esistono diverse varietà, fra di loro differenziate principalmente dal periodo di semina e raccolto. In linea generale, il porro invernale è quello maggiormente preferito, poiché può resistere anche a temperature mediamente ridotte e garantire, così, un utilizzo per tutto l’anno. Per decidere quale tipologia coltivare, si faccia affidamento al proprio fornitore di semi di fiducia, anche in relazione al clima in cui si vive.

Cosa sapere prima di coltivare il porro

L’Allium ampeloprasum L. è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Liliaceae o, nella classificazione APG, delle Amaryllidaceae. Di origine probabilmente mediorientale, il porro è stato coltivato sin da tempi antichi: pare fosse conosciuto sia dagli Egizi, nonché dei Romani. La diffusione nel bacino del Mediterraneo fu veloce e capillare, fino ad arrivare ai tempo moderni dove la pianta è prodotta e coltivata in tutto il mondo. Si caratterizza da un fusto resistente e corposo, composto in realtà da foglie opposte e raggruppate di colore verde scuro. La pianta produce quindi un’infiorescenza ad ombrello, con piccoli e delicati fiori dai toni bianchi. Per l’alimentazione si utilizzano normalmente le parti bianche della pianta.

Il clima preferito è quello temperato e mediterraneo, né eccessivamente freddo tantomeno estremamente afoso. Nonostante questo, il porro può resistere anche a temperature ridotte e tipiche del tardo autunno, garantendo così un raccolto anche nei mesi invernali. Molto più importante sarà vagliare l’umidità della propria zona di residenza, poiché la pianta non tollera i ristagni d’acqua o le piogge troppo consistenti.

Il terreno ideale è quello a medio impasto, comunque morbido, da arricchire ciclicamente con compost, letame ma anche sabbia sia per garantire una buona distribuzione delle sostanze nutritive che un rapido drenaggio dell’acqua. La fertilizzazione avviene normalmente con concimi organici, all’incirca una volta l’anno a ridosso con l’estate.

La pianta non disdegna l’esposizione solare, anche se nelle ore più calde della giornata sarà forse necessario predisporre una copertura o un riparo, soprattutto nella tarda primavera e in estate. Come già accennato, il porro non ama l’umidità eccessiva e i ristagni d’acqua: questo non significa, però, che si dovrà eliminare o fortemente ridurre la fase di annaffiatura. Il riferimento sarà la consistenza del terreno e la sua secchezza: quando eccessivamente arido, si procedere a irrigazione, sempre a livello del suolo.

Coltivazione in orto o in vaso

Il porro può essere coltivato in orto oppure in balcone, anche se la crescita in vaso è abbastanza rara, sia per le esigenze di terriccio della pianta che per la sua grande estensione verticale. Chi volesse vagliare questa possibilità, è bene che scelga contenitori profondi e dalle dimensioni abbastanza generose. Sul fondo andrà predisposto un letto di cocci e ghiaia, per facilitare il deflusso dell’acqua, quindi si dovrà versare del terriccio a medio impasto, arricchito con compost e altri concimi organici.

La semina varia a seconda si preferisca la varietà autunnale-invernale o primaverile-estiva. Inoltre, molto dipende dalla scelta di una crescita in semenzaio o direttamente in terra piena in giardino. In linea generale, i periodi migliori sono dalla fine di dicembre alla fine di febbraio per le varietà che preferiscono climi freddi, per una raccolta già dalla primavera, oppure da marzo a maggio inoltrato per quelle estive, con un raccolto autunnale. In serra, naturalmente, può essere coltivato in qualsiasi periodo dell’anno.

Qualora si scelga il semenzaio, i semi vanno inseriti in piccoli fori di circa un centimetro, in un terriccio arricchito con sabbia o torba. Ricoperti con uno strato sottile, si innaffia e si attendono diverse settimane: quando la pianta sarà sufficientemente robusta, ovvero con 4-6 foglie, potrà essere trapiantata. In caso di preferisse la semina direttamente in terra piena, si praticano dei fori abbastanza distanziati nel terreno – dai 15 ai 30 centimetri in vista di un trapianto futuro, a lunghezze più generose per la collocazione finale – e si inseriscono i semi, da ricoprire sempre con uno strato sottile inumidito. Il raccolto ha tempistiche diverse a seconda della varietà coltivata e, inoltre, dipende dai desideri personali: di norma, si attende quando lo pseudo-fusto ha raggiunto circa la grandezza di due dita, dai 2 ai 4 centimetri. Indicativamente, questo può avvenire dai 4 ai 6 mesi dalla semina.

La manutenzione richiesta ciclicamente prevede la predisposizione di coperture nelle ore più calde del giorno o per combattere piogge torrenziali e grandine, quindi la rimozione delle piante infestanti e dei parassiti. In linea generale, il porro può soffrire di attacchi fungini e altri parassiti, così come dell’azione di insetti e piccoli roditori.

25 aprile 2015
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