La popolazione mondiale continuerà a crescere nei prossimi anni, arrivando a sfiorare gli 11 miliardi di persone nel 2100. A rivelarlo è un nuovo studio realizzato da un’équipe di ricercatori della University of Washington, pubblicato sulla rivista Science. Secondo gli autori già nel 2050 la popolazione mondiale, che ora conta 7 miliardi di individui, raggiungerà quota 9 miliardi. Le stime effettuate finora sull’incremento demografico globale nei prossimi decenni sono state fin troppo ottimistiche. Il team guidato dal professor Adrian Raftery invoca nuove politiche demografiche in grado di prevenire i rischi associati a un boom incontrollato di nascite.

La popolazione aumenterà infatti soprattutto nelle aree in cui il livello di istruzione delle donne, e le condizioni igienico-sanitarie, registrano tassi molto bassi. Nell’Africa sub-sahariana si assisterà al picco maggiore, con la popolazione che passerà da 1 miliardo di oggi a 5 miliardi nel 2100. Le risorse naturali, sia energetiche che alimentari, non sono in grado di reggere un simile incremento demografico. La povertà e la delinquenza aumenteranno, minando la qualità della vita della popolazione. Il problema della fame nel mondo tornerà a farsi angosciante. Come spiega Raftery:

La mancanza di assistenza sanitaria, la povertà, l’inquinamento e la criminalità sono tutti problemi legati a una forte espansione delle popolazioni.

A preoccupare gli esperti è anche l’invecchiamento della popolazione nei Paesi occidentali e nelle economie emergenti. In Paesi come il Brasile oggi si contano 8,6 persone in età lavorativa per ogni persona oltre i 65 anni, ma entro il 2.100 questo valore scenderà a 1,5, ben al di sotto del livello attuale del Giappone, uno dei Paesi con la popolazione più longeva del mondo.

I sistemi pensionistici e il welfare dovranno essere ricalibrati dai Governi che si troveranno a fare i conti con una situazione insostenibile. I giovani in età lavorativa non saranno in grado di mantenere, con i loro contributi, gli anziani in pensione bisognosi di assistenza e di cure. Per questa ragione gli scienziati invocano sin da ora l’adozione di politiche demografiche, energetiche e sociali lungimiranti sia nei Paesi occidentali che in quelli in via di sviluppo.

Non si tratta tanto di ridurre il numero di figli, spiegano gli esperti, quanto di incrementare il tasso di istruzione e le condizioni di vita della popolazione. Mediamente in alcuni Paesi africani ogni donna non istruita mette al mondo fino a 6 figli, ma le donne lavoratrici, con un livello di istruzione superiore, ne generano 1 o 2 al massimo, consapevoli che è la qualità della vita che possono offrire loro a fare la differenza.

19 settembre 2014
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I vostri commenti
paolo, sabato 20 settembre 2014 alle1:19 ha scritto: rispondi »

troppa pubblicità che non consente una lettura degli articoli.

Silvano Ghezzo, venerdì 19 settembre 2014 alle23:26 ha scritto: rispondi »

Quando sento qualche "solone" preoccuparsi per l'invecchiamento della popolazione, gli rispondo che tutti prima o poi invecchiano, anche i giovani, di conseguenza più aumenta la popolazione e più il problema si amplifica enormemente. L'unica soluzione è una drastica limitazione delle nascite, imposta e non volontaria, come hanno fatto in Cina, altrimenti la catastrofe sarà inevitabile.

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