Il ponte sullo stretto, salvo altri clamorosi ripensamenti, non si farà. A mettere la parola fine alla vicenda infinita dell’infrastruttura più discussa della storia di Italia è stata una delibera del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), che ha destinato ad altri scopi i 1.624 milioni di euro destinati alla costruzione del ponte.

I fondi erano stati assegnati nel 2009 alla società Ponte di Messina, appositamente costituita, ma da allora non erano stati ancora utilizzati e, a questo punto, saranno usati per altri progetti. Il CIPE, in particolare, ha deciso di destinare i soldi alla manutenzione della rete ferroviaria, all’Alta capacità ferroviaria Napoli-Bari e alla linea Foggia-Potenza, oltre che su altre opere. La decisione del governo ha ottenuto il plauso convinto di Legambiente:

Togliere i finanziamenti al Ponte – ha dichiarato il presidente dell’associazione, Vittorio Cogliati Dezza – mentre se ne sbloccano altri per la realizzazione di opere medio piccole e la manutenzione del territorio e della rete ferroviaria, che ne hanno tanto bisogno, è una decisione che risponde ai reali bisogni del Paese, in netta controtendenza rispetto alla precedente politica.

In realtà, a proposito del ponte sullo stretto l’attuale esecutivo ha confermato la decisione già presa, di fatto, dal governo Berlusconi, che qualche mese fa aveva espresso parere favorevole su una mozione Idv che proponeva di destinare i fondi al trasporto pubblico locale.

Una bocciatura per il colossale progetto, d’altra parte, era già arrivata da parte della Commissione Europea, che l’estate scorsa non aveva inserito il ponte tra i progetti prioritari delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. Un messaggio chiaro al governo italiano, che aveva di conseguenza rimesso in discussione l’intera operazione.


Ora dunque l’addio definitivo, che ha suscitato le ire del presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo:”Il Cipe toglie i fondi al ponte, che i siciliani vogliono – ha dichiarato – e li mantiene per la Tav che in Val di Susa non vogliono”. Favorevole, invece, il commento della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e del WWF, che ha consigliato al governo Monti di rigettare il progetto per evitare il pagamento delle penali.

23 gennaio 2012
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