Il pomodoro è uno degli ortaggi più diffusi e amati nella dieta mediterranea: cardine della cucina italiana, lo si trova impiegato nelle più svariate ricette. Ma come coltivarlo efficacemente in orto oppure in balcone?

Pur non avendo bisogno di troppe presentazioni, vale la pena di ricordare come del pomodoro esistano diverse varietà: dal tondo liscio al cieliegino, passando dal San Marzano al costoluto, la scelta varia molto a seconda delle proprie esigenze. Per questo è utile, anche in relazione alla zona di propria residenza, chiedere consiglio al proprio fornitore di fiducia di semenze.

Cosa sapere prima di coltivare i pomodori

Il Solanum lycopersicum è una pianta della famiglia delle Solanaceae. Originario dell’America Centrale e del Sudamerica, è conosciuto sin dai tempi degli Aztechi, popolo che aveva ribattezzato il frutto in “xitomatl”, da cui è poi è derivata la parola “tomato”, ossia proprio pomodoro. In Europa è arrivato naturalmente dopo la scoperta delle americhe, in particolare nel 1540 quando Hernán Cortés portò nel Vecchio Continente alcuni esemplari. Inizialmente si pensava fosse una pianta velenosa, data la similitudine con altre specie già presenti nei territori europei, poi la diffusione divenne capillare. Oggi è coltivato e consumato in tutto il mondo, con una produzione annuale grazie anche al ricorso alle serre. La pianta si caratterizza per un fusto lungo e articolato, dai cui nasce un frutto – delle bacche plurisperme – dal caratteristico colore rosso. Sono proprio i frutti a essere consumati per l’alimentazione, mentre le parti verdi vengono evitate data l’elevata presenza di solanina.

Il clima preferito è quello mite, con una buona esposizione al sole e temperature mediamente elevate. La pianta, infatti, non resiste facilmente al freddo ma, al contempo, non tollera lunghi periodi di siccità. Date queste caratteristiche, la coltivazione del pomodoro si è adattata rapidamente all’area mediterranea: proprio in Italia vi è una delle attività più intense, sia al Nord che a Sud del Paese. La semina avviene normalmente in primavera e, per evitare i danni degli eventi temporaleschi più intensi, non è raro l’impiego di coperture e reti antigrandine.

Il terreno ideale è quello ben drenato, decisamente morbido e ricco di sostanze nutritive, sia di natura organica che da compost. L’area di coltivazione dovrà essere preparata preventivamente qualche mese prima della semina, con un’opera di vangatura profonda, affinché le sostanze nutritive fertilizzanti si distribuiscano al meglio. Tra i concimi di preferenza, come facile intuire, il letame.

Le necessità d’acqua sono abbondanti e variano a seconda della zona e del clima di residenza. In aree del paese con primavere ed estati mediamente piovose, possono essere sufficienti due operazioni d’annaffiatura alla settimana, controllando sempre l’umidità del terriccio prima di procedere. Nelle zone più torride, invece, la procedura dovrà essere praticamente quotidiana. Il raccolto avviene all’incirca due mesi dopo la semina o, in alternativa, quando i pomodori avranno raggiunto dimensione e colori sufficienti.

Coltivazione in orto e in balcone

Date le sue caratteristiche, la pianta del pomodoro può essere facilmente coltivata sia in balcone che in orto. In genere, per la coltivazione in vaso si prediligono specie non eccessivamente grandi, di frequente la varietà ciliegino. In terra piena in giardino, invece, non sussiste alcuna limitazione.

La predisposizione del vaso è molto importante: si dovrà scegliere un contenitore mediamente profondo, almeno di 35-40 centimetri, da riempire innanzitutto con un letto di cocci o di ghiaia per favorire il deflusso dell’acqua. Fatto questo, si versa un terriccio morbido e ricco, con l’aggiunta di letame e compost, da mescolare adeguatamente.

La semina avviene per tutto il periodo primaverile, o anche nelle stagioni più fredde qualora si disponga di una serra, tramite lo spaglio: i semi dovranno quindi essere ricoperti con un leggero strato di terriccio inumidito. In alternativa, si può fare ricorso anche a semenzai, per un trapianto successivo dei germogli in orto, oppure acquistare direttamente le piantine. Spuntati gli esemplari, si passa al diradamento, estirpando le piante più deboli o mal distribuite sul terreno. Il già citato trapianto, invece, avviene quando le piantine hanno raggiunto all’incirca i 20 centimetri. La disposizione è solitamente a file con esemplari distanziati di circa 60-70 centimetri e, in linea di massima, non più di 4 piante per metro quadrato. Per eseguire l’operazione, si pratica una buca a terra di qualche centimetro più profonda rispetto alla lunghezza delle radici, quindi si ricopre il tutto con del terriccio di riempimento fino un paio di centimetri dell’esemplare già spuntato. Ideale sarà introdurre anche supporti in legno o gabbia a cui legare il pomodoro progressivamente con la crescita, per agevolare un raccolto sano e rigoglioso.

Tra le necessità di mantenimento, la concimazione ciclica del terreno, il diradamento di foglie e cespugli troppo rigogliosi e l’analisi della pianta. Il pomodoro, infatti, può soffrire l’aggressione di muffe e altri agenti infestanti.

19 aprile 2015
I vostri commenti
gina, mercoledì 24 giugno 2015 alle19:49 ha scritto: rispondi »

l'anno scorso non abbiamo potuto raccogliere neppure un pomodoro nel nostro piccolo orto. Buona produzione ma tutti neri prima della maturazione. Quest'anno, abbiamo fatto l'orto in una parte più soleggiata del giardino. Purtroppo i frutti appena nati si presentano nuovamente tutti macchiati di marciume. Il tempo non é stato molto buono, troppa pioggia. Esiste la possibilità di rimediare in questa fase di crescita? Grazie

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