Negli Stati Uniti la carne è sotto accusa, un fatto certamente singolare per uno dei paesi dal più alto consumo di prodotti alimentari di origine animale. Secondo quanto rivelato dal Center for Science in Public Interest, pare che il pollo e il manzo siano responsabili di oltre 33.000 casi di infezioni alimentari, tra cui spiccherebbe la salmonella. Difficile stabilirne le cause, ma in molti puntano il dito contro gli allevamenti intensivi e le pratiche poco igieniche di confezionamento, trasporto e distribuzione. Dopo le ricerche dell’Environmental Working Group (EWG), apparse sulla stampa qualche giorno fa, arrivano quindi oggi ulteriori conferme sulla scarsa sicurezza della carne.

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I ricercatori hanno passato al vaglio oltre 12 anni di dati governativi, ricostruendo oltre 1.700 epidemie di intossicazioni alimentari dovute a salmonella, E. coli e listeria. Per capire quali fossero i cibi di origine animale più pericolosi, il CSPI ha studiato a fondo ogni tipo di carne per scoprire quale fosse più incline alla contaminazione e all’incubazione di microorganismi potenzialmente dannosi. Ne è nata quindi una classifica, che vede il pollo e il manzo ad alto rischio, il maiale a medio e gli altri tipi di carne a rischio basso o nullo. Va specificato, però, come questa denominazione valga solamente all’interno degli USA e si basi sugli standard d’allevamento e produttivi locali, quindi non è possibile trasferire la stessa classifica all’interno dei confini europei né tantomeno di quelli italiani.

Un terzo dei casi di contaminazione delle carni e del pollame è stato colpito da E. coli durante la macellazione. Un altro terzo ha visto invece il proliferare del Clostridium perfringens, un batterio che si viene a formare in caso di conservazione non idonea, ad esempio quando le carni subiscono troppi sbalzi di temperatura o rimangono a lungo a contatto con l’ambiente prima di essere riposte nei refrigeratori. La rimanente parte vede invece protagonista la salmonella, derivata da bistecche di pollo e tacchino non sufficientemente cotte.

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La ricerca ha evidenziato, ad eccezione di quei casi dove è il cliente stesso a correre rischi alimentandosi di carni semicrude, come una buona parte delle infezioni derivi da metodi poco igienici nella gestione della macellazione. L’E. coli, normalmente contenuto nell’intestino degli animali, colonizzerebbe le carni dall’immotivato contatto con materiale fecale, segno di come esitano degli allevamenti e dei macelli dove l’igiene non è la prima delle pratiche perseguite. In particolare, sarebbe la carne tritata a generare i maggiori pericoli, perché proprio il processo di taglio e frantumazione dei tessuti non farebbe altro che diffondere agenti patogeni. Un fatto che le autorità han deciso di controllare a fondo, considerato come ogni anno siano 48 milioni gli americani che soffrono di intossicazioni alimentari, sia di lieve che di grave entità.

Come già ricordato, lo stesso tipo d’analisi non può essere applicata al mercato europeo senza adeguati test di controllo, quindi ogni forma di allarmismo è inutile. Senza voler necessariamente consigliare una dieta vegana o vegetariana – prive di questi rischi se le verdure sono lavate correttamente – per evitare ogni rischio basterà affidarsi ad allevamenti locali o tradizionali, dove non esistono problemi di sovraffollamento degli animali né possibili contaminazioni fecali nei macelli.

Foto: Raw Beef On White Background | Shutterstock

28 aprile 2013
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