Oceani ed ecosistemi a rischio, forse anche a causa della diffusione dell’abbigliamento di “pile”. Spesso usato per le sue proprietà termiche, questo materiale una volta raggiunte le acque dei fiumi e quindi dei mari destabilizzerebbe l’equilibrio dell’ambiente. Il preoccupante scenario è disegnato nel rapporto recentemente pubblicato sulla rivista Science.

Secondo gli scienziati di vari continenti, durante i cicli di lavaggio delle comuni lavatrici, fino a 2.000 fibre di poliestere e acrilico si staccherebbero da maglioni e altri capi di vestiario in pile. Seguendo poi il percorso delle acque di scarico terminerebbero la loro corsa in mare, dove contribuirebbero ad alterarne l’ecosistema.

Gli studi sono stati condotti dall’University College di Dublino e guidati dall’ecologo Mark Browne, coordinatore del gruppo di esperti che ha raccolto campioni di sabbia provenienti da diciotto spiagge. Un lavoro che osserva la questione, secondo Browne, da un punto di vista molto più globale rispetto alle precedenti ricerche:

L’esistenza di questi componenti in ambienti marini non è una novità assoluta, ma è la prima volta che la questione viene esaminata su scala globale

I risultati presentati non sarebbero però del tutto chiari e lascerebbero ancora margini di dubbio. Tuttavia i tecnici di laboratorio sono convinti della bontà dei dati ricavati e invitano case produttrici d’abbigliamento e di lavatrici a lavorare su nuovi materiali o su tecnologie in grado di contribuire alla depurazione e quindi alla salvaguardia degli oceani.

12 dicembre 2011
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