La foto che vedete sta facendo il giro del web. È stata pubblicata dal settimanale l’Espresso e testimonia una rilevazione di radiazioni pari a 1,17 microSievert l’ora nel giardinetto del Policlinico Umberto I di Roma. Un giardino che si trova esattamente sopra il bunker del reparto di radioterapia, dove si eseguono ogni giorno decine di trattamenti radiologici per curare i tumori dei pazienti.

Quel valore, in realtà, è il più alto di una serie che oscilla mediamente tra 0,60 e 0,97 microSievert l’ora ma solo nei pressi del bunker mentre allontanandosi i valori scendono. È evidente, quindi, che ci sono delle fughe di radiazioni dal bunker in cemento armato che si trova proprio sotto il giardinetto. E, rileva l’Espresso, esattamente in corrispondenza del perimetro del reparto nel giardino non cresce l’erba.

Da qui la preoccupazione per gli studenti che frequentano spesso quel giardino per studiare all’aria aperta o per rilassarsi nel verde. Scrive Fabrizio Gatti sull’Espresso:

I laboratori di radiologia e di radioterapia dovrebbero essere adeguatamente schermati. Al punto che all’esterno, nelle zone aperte al pubblico, non dovrebbero esserci aumenti di radioattività. E nemmeno piantine d’erba rinsecchite. La direzione tecnica dell’Umberto I esclude al momento che ci siano pericoli per la salute

Il che è vero, per entrambe le dichiarazioni: in teoria da quel bunker non dovrebbero fuoriuscire radiazioni e, allo stesso tempo, quelle che escono difficilmente saranno pericolose. Per una questione di limiti, di quantità. La legge, infatti, impone un limite all’esposizione alle radiazioni: ogni persona può “ricevere” al massimo 1 milliSievert in un anno “al di sopra della dose naturale di radiazioni”.

Un milliSievert sono mille microSievert. Quindi, prendendo i dati rilevati dall’Espresso, per raggiungere il limite annuale di legge di esposizione alle radiazioni gli studenti del Policlinico Umberto I dovrebbero passare circa 1000 ore in quel giardinetto. Cioè, se passassero tutte le 24 ore della giornata a prendere il sole, ci vorrebbero 44 giorni e mezzo. Dovrebbero piantare le tende.

Per fare due conti torna molto utile una tabella pubblicata dal sito Zonanucleare, che riporta l’esposizione media in milliSievert dei principali esami radiologici che si effettuano con i raggi X in ospedale:

  • Radiografia del torace 0,14 mSv;
  • Radiografia dell’addome 1,1 mSv;
  • Radiografia del tubo digerente 4,1 ÷ 7,2 mSv;
  • Colecistografia 1,5 mSv;
  • Urografia 3,1 mSv;
  • Mammografia 1,0 mSv.

Se avete problemi di prostata, giusto per fare un esempio, e il medico vi prescrive una urografia, sappiate che quell’esame vi sottopone a tante radiazioni quante ne ricevono gli studenti dell’Umberto I in 3.100 ore circa, pari a circa 129 giorni di accampamento nel famoso giardinetto. Cioè 3,1 volte il limite di legge.

Invece di allarmarsi per gli studenti all’aria aperta, quindi, forse sarebbe il caso di spezzare una lancia in favore dei medici e degli infermieri che stanno sotto a quel giardino, nel bunker di radioterapia. E in tutti gli altri reparti di tutti gli altri ospedali d’Italia e del mondo dove si usano le radiazioni per (sacrosanti) scopi diagnostici e terapeutici.

Se sopra non cresce l’erba, sotto cosa succede? I medici sono accuratamente schermati? Hanno a disposizione tutti i presidi necessari a ripararsi dalle radiazioni? Queste, forse, sono le domande che dovremmo farci. Parlare di erba secca, probabilmente, non fa altro che gettare nel panico chi non ha le informazioni necessarie per comprendere che “medicina” è l’unico sostantivo che quando è accoppiato all’aggettivo “nucleare” fa bene alla salute.

, Zona Nucleare

27 febbraio 2012
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