Il riciclo della plastica avverrà senza acqua, abbattendo l’impronta idrica elevata legata al recupero delle materie prime. A prometterlo è una nuova tecnologia sviluppata da un’azienda messicana.

Il metodo messo a punto da Marco Adame, fondatore della Ak Inovex, permette di riciclare a basso costo diversi tipi di materie plastiche come l’ABS, l’acrilonitrile-butadiene-stirene, il polistirene, il PET e il polistirolo semplicemente apportando delle piccole modifiche agli stessi macchinari.

Grazie a questa tecnica, i costi del processo di riciclo e il consumo idrico si dimezzeranno. Per ottenere i pellet di plastica, ovvero le fibre riciclate, solitamente sono necessari processi industriali ad alte temperature. La plastica viene lavata prima di procedere all’estrazione delle materie prime.

Trattandosi di un materiale igroscopico, la plastica assorbe acqua a livello molecolare e deve subire un processo di disidratazione prima di poter essere cristallizzata. La disidratazione avviene a una temperatura di 180° C. Successivamente le materie prime devono essere raffreddate in acqua prima di poter procedere con la lavorazione, con un grande dispendio di risorse.

La tecnologia sviluppata dall’azienda messicana riesce ad ottenere risultati migliori senza impiegare acqua perché il processo estrattivo non richiede alte temperature. La plastica riciclata ottenuta, inoltre, ha una qualità nettamente superiore a quella delle plastiche ricavate con i processi tradizionali.

In questo modo l’industria del riciclo diventerà sempre più competitiva, attraendo nuovi investimenti. Come ha illustrato lo stesso Adame, il nuovo metodo per riciclare la plastica è in attesa di brevetto:

La Ak Inovex ha chiesto il brevetto per le tre tecnologie alla base del procedimento, che riesce a raffreddare e a cristallizzare la plastica attraverso il contatto con superfici speciali.

Al momento la capacità produttiva ottenuta dalla tecnologia è di due tonnellate di sfere di plastica. I ricercatori sono al lavoro per aumentare l’efficienza del sistema industriale e aumentare la produzione, raggiungendo le dieci tonnellate.

Grazie all’impiego di un biodetergente e di una lavatrice ecologica nei prossimi anni l’azienda conta di ridurre ulteriormente l’impatto del processo.

5 gennaio 2015
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I vostri commenti
ritamir, giovedì 1 ottobre 2015 alle11:52 ha scritto: rispondi »

Io non ho alcuna competenza sulle proprietà dei materiali, ma quando ho letto "plastica igroscopica" mi si sono alzate le sopracciglia da sole e gli occhi mi si sono spalancati. Ho pensato alle bottiglie d'acqua da usare come fontanelle casalinghe e alla copertina che mi toccherà mettere in forno...suvvia...

Palenzona Giulio Mario, lunedì 5 gennaio 2015 alle21:59 ha scritto: rispondi »

Sto per avere un infarto, ma sono indeciso se per l'indignazione o per le risate. La plastica non ha nessuna igroscopicità, ma proprio zero assoluto. Al limite, se si riciclano tessuti in plastica, per capillarità si trattiene acqua, ma solo in modo "fisico", e quindi non occorrono certamente 180° per asciugarla. Diversamente le felpe di "Pile" (PET o PP o PE che sia) non si potrebbero lavare. I casi sono due : o si spiega bene in dettaglio qual'è il vero problema, o si rinuncia in blocco. Ma dire che la plastica è igroscopica non si riesce nemmeno a chiamarla divulgazione. Vi pregherei di rettificare in qualche modo e/o far tradurre meglio l'articolo originale se in inglese (magari da parte di qualcuno che sia in grado di capirne la sostanza oltre alla mera lingua straniera)

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