Plastica nei mari: Greenpeace contro Coca Cola, San Benedetto e Nestlé

Poco meno di 6800 rifiuti segnalati attraverso il servizio PlasticRadar di Greenpeace. Di questi circa il 90% sarebbe rappresentato da plastica usa e getta, riconducibile perlopiù a San Benedetto Group, Coca-Cola Company e Nestlé. È questo afferma l’associazione ambientalista, che ha diffuso i dati relativi alle segnalazioni ricevute dagli amanti del mare attraverso il numero WhatsApp a loro disposizione.

Grazie al servizio PlasticRadar gli attivisti Greenpeace hanno potuto saperne di più sulla situazione relativa all’inquinamento da plastica di spiagge, fondali e mari italiani. Sebbene non sia stato condotto uno studio con rigorosi parametri scientifici, prosegue l’associazione, l’elevato numero di segnalazioni ricevute consentirebbe un buon livello di affidabilità ai dati raccolti in merito a tipologia di imballaggi e contenitori più presenti (oltre che marchi e aziende produttrici coinvolte). Come ha spiegato Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia:

Da inizio giugno a fine agosto, da nord a sud della nostra penisola, più di 3200 persone hanno partecipato a Plastic Radar diventando parte attiva nella denuncia di questa grave crisi ambientale e chiedendo un cambio di direzione nell’attribuzione della responsabilità.

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In base ai dati pubblicati delle quasi 6800 segnalazioni validate il 91% è relativo a rifiuti in plastica “usa e getta” (perlopiù bottiglie per acqua o bevande, 25%), a cui seguono: confezioni per alimenti (circa il 10%), frammenti (6%), sacchetti di plastica (4%), bicchieri, flaconi di detersivi, tappi e reti (tutti al 3%) e contenitori industriali, flaconi di saponi e contenitori in polistirolo (tutti al 2%).

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Le segnalazioni delle reti da pesce sono arrivate perlopiù dalle coste del Mar Adriatico e del Mar Ionio, molte delle quali relative alle reti tubolari utilizzate da alcuni anni negli allevamenti di cozze. Greenpeace conclude citando nello specifico i rifiuti più presenti, ovvero le bottiglie PET (Polietilene Tereftalato, polimero più comune nei mari italiani); laddove è stato possibile identificare il marchio di appartenenza è emerso che la maggior parte dei contenitori era riconducibile alle aziende San Benedetto Group, Coca-Cola Company e Nestlé. Come ha concluso Ungherese:

Sebbene la presenza di rifiuti in plastica lungo i litorali italiani sia molto spesso imputabile a uno scorretto comportamento individuale, le multinazionali degli alimenti e delle bevande devono assumersi le proprie responsabilità di fronte ad una contaminazione sempre più grave. Le grandi aziende non possono ignorare la difficoltà di riciclare tutta la plastica che immettono sul mercato in volumi sempre crescenti e devono cominciare a fornire alternative ai consumatori che non prevedano il ricorso alla plastica usa e getta.

21 settembre 2018
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