La gestione dei contenitori in plastica (bottiglie, sacchetti, pellicole ecc.) al termine del loro ciclo vitale costituisce da sempre un problema. Parte del materiale di scarto finisce in natura, con conseguenze disastrose sull’ecosistema e sulle specie che lo abitano, soprattutto quando a essere interessato è l’habitat marino.

Una possibile soluzione è quella che arriva da una ricerca condotta a livello europeo, basata sull’impiego di una larva in grado di digerire il materiale, altrimenti destinato agli impianti di riciclo, alle discariche o a un’inevitabile lunghissimo tempo per la decomposizione.

=> Scopri perché gli animali sono attratti dalla plastica in mare

Il progetto è portato avanti in Spagna, ma la sua firma è italiana. È quella di Federica Bertocchini dell’Istituto di Biomedicina e Biotecnologia di Cantabria. Una scoperta avvenuta maneggiando le tarme della cera (chiamate anche “camole del miele” o scientificamente “galleria mellonella”), che vivono come parassiti all’interno degli alveari rosicchiando il nettare prodotto dalle api.

Ponendo queste larve momentaneamente all’interno di un sacchetto composto da polietilene, la ricercatrice ha visto che queste producevano dei piccoli fori sulla sua superficie, già dopo poche decine di minuti.

=> Leggi quali sono i rischi per la salute legati alla plastica

Le larve in questione attuano dunque un processo simile sia sulla cera sia sulla plastica, che presentano una struttura per certi versi equiparabile. Il responsabile potrebbe essere un enzima, non ancora identificato, ma che una volta individuato con certezza potrebbe consentire di replicare il fenomeno in scala, spalancando così potenzialmente le porte all’avvento di metodi innovativi per lo smaltimento di un materiale altrimenti complesso da gestire, con ovvi benefici in termini ambientali.

I risultati della ricerca, pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista Current Biology da Bertocchini con la collaborazione dei colleghi Paolo Bombelli e Christopher J. Howe, rafforzano l’ipotesi di poter impiegare esseri come larve o tarme per smaltire la plastica, già formulata nel 2015 dai ricercatori dell’Università di Stanford in collaborazione con quelli della Beihang University.

26 aprile 2017
In questa pagina si parla di:
I vostri commenti
Enrico, giovedì 27 aprile 2017 alle17:04 ha scritto: rispondi »

Importante e' capire cosa e' il sottoprodotto fecale; si tratta di prodotto tossico oppure organico neutro?

Lascia un commento