Che la plastica faccia male all’ambiente ormai è chiaro, ma quanto sappiamo circa gli effetti della plastica e soprattutto degli additivi impiegati nella sua produzione e nei diversi processi industriali che la utilizzano, sulla nostra salute? La puntata di Report andata in onda lunedì 24 ottobre può chiarire un po’ questo aspetto, ponendo l’attenzione in particolare sugli effetti cumulativi di tutte le sostanze alle quali siamo esposti nell’arco della giornata.

La plastica è ormai un materiale onnipresente che viene utilizzato in qualsiasi ambito della nostra vita: i giocattoli dei bambini sono per lo più in plastica, l’interno delle nostre auto anche, utilizziamo ancora in modo diffuso, anche se sarebbero vietati, i sacchetti di plastica, i cosiddetti shopper, per trasportare qualsiasi tipo di merce. Tutto viene confezionato nella plastica perché gli imballaggi oggi sono praticamente tutti realizzati con questo derivato del petrolio.

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I settori più rischiosi sono sicuramente quello della cosmesi e quello alimentare, ma ciò che viene fatto notare prima di tutto è che se le singole sostanze vengono regolamentate ed esistono dei limiti di concentrazione massimi da rispettare e dei limiti di tolleranza per l’organismo umano, non esiste altrettanta attenzione per gli effetti cumulativi di tutti gli additivi che per una via o per l’altra assumiamo ogni giorno.

Sarebbe quindi giusto più che di plastica in sé parlare di PVC; acetaldeide e formaldeide, rilasciati da alcuni tipi di plastica ad alte temperature; coloranti e solventi utilizzati nelle stampe anche degli imballaggi per alimenti, la cui natura chimica spesso neanche le aziende che li utilizzano conoscono; ftalati, interferenti endocrini utilizzati per ammorbidire la plastica, ormai onnipresenti; bisfenolo A, rilasciato soprattutto nelle lattine rivestite di resine epossidiche e nelle plastiche con codice “7”; PFAS, utilizzati nell’industria che produce materiali impermeabilizzanti, dalle padelle, agli indumenti.

Sono questi i principali additivi che mettono a rischio la nostra salute più di quanto possiamo pensare, proprio per la loro azione sinergica e per il grado di diffusione che hanno raggiunto ad oggi negli oggetti di tutti i giorni, anche quelli che utilizziamo per mangiare e cucinare.

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Pensare di affidarci alle indicazioni date dall’EFSA (European Food Safety Authority) è illusorio. Basti pensare che nonostante la formaldeide sia inserita dal 1976 nella lista europea delle sostanze pericolose, non è mai stata vietata nelle plastiche per uso alimentare e sono 14 anni che non vengono modificati i limiti di tolleranza per la migrazione di questi composti dagli imballaggi al cibo.

Alte temperature e sostanze acide o grasse favoriscono il passaggio dei composti nocivi di questo tipo, dai contenitori agli alimenti. Alcuni effetti collaterali sono noti: citiamo, per gli ftalati, per esempio, gli effetti di alterazione delle ghiandole mammarie che possono portare anche al cancro, gli effetti sul feto nelle donne in gravidanza che possono comportare la presenza di eczema nei nascituri o possibile infertilità in età adulta.

Nella puntata di Report il dottor Vincenzo Cordiano, presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente Vicenza, è stato intervistato sul caso PFAS scoppiato tra le Province di Verona, Vicenza e Padova nel 2013:

Siamo andati con l’unico strumento possibile a fare uno studio retrospettivo di mortalità negli anni 1980 al 2009. In questo studio è stata osservata un eccesso di mortalità per diabete, infarto del miocardio e malattie cerebrovascolari, in entrambi i sessi. Inoltre nelle femmine è stato notato anche un eccesso di mortalità, oltre che per queste malattie, anche per cancro del rene e per malattie di Alzheimer.

Come difendersi da tutto questo? Al momento, in mancanza di conoscenze scientifiche più approfondite e di una normativa sufficientemente cautelativa, gli esperti suggeriscono il buon senso. Il dottor Vicente Mustieles Mirales, ricercatore presso l’Università di Granada, ammette che attualmente, fare un’analisi di massa per comprendere gli effetti di decine di sostanze che si accumulano nel nostro corpo, avrebbe dei costi esorbitanti, ma:

Quello che possiamo fare è cercare di limitare la nostra esposizione agli interferenti endocrini con piccoli accorgimenti. Non riutilizzare più volte le bottiglie di plastica e in casa usare quelle di vetro. Usare i piatti in plastica con i cibi freddi, non metterci dentro una zuppa calda e non usarli per scaldare gli alimenti nel forno al microonde. Gli utensili in plastica rovinati non vanno bene e comunque è sempre meglio tenere quelli in legno.

26 ottobre 2016
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