Inquinamento da plastica: colpa delle multinazionali di cibi e bevande

Greenpeace ha presentato un nuovo report sull’inquinamento da plastica e sulle presunte responsabilità da parte delle multinazionali. Secondo la nota organizzazione ambientalista, sarebbero proprio le multinazionali che si occupano della produzione di cibi e bevande a promuovere degli stili di consumo che si basano sulla plastica monouso e sul principio dell’usa e getta.

Il report mira a presentare i risultati di un sondaggio proposto proprio ad aziende di largo consumo. L’intervista è stata sottoposta ad 11 imprese che operano in diversi settori. I risultati mostrano, secondo il rapporto di Greenpeace, che la maggior parte delle aziende che hanno risposto al questionario non sarebbe a conoscenza delle informazioni relative alla quantità degli imballaggi messi a punto per i propri prodotti.

Inoltre è emerso che gran parte delle 11 aziende non avrebbe reso pubblici questi dati e non saprebbe quale sia la destinazione finale degli imballaggi, quando questi non servono più. Le aziende intervistate hanno proposto delle soluzioni possibili al problema dell’inquinamento da plastica, puntando soprattutto sul riciclo, ma il report di Greenpeace svela che nessuna delle grandi aziende avrebbe investito proprio su progetti per una distribuzione alternativa.

Si è visto che molte di queste aziende hanno una dipendenza davvero elevata dalla plastica monouso e dagli imballaggi e in molti casi si sta addirittura aumentando nel corso del tempo la quantità di plastica usata.

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Greenpeace ricorda che la plastica non si può recuperare del tutto e che, dispersa nell’ambiente, è davvero pericolosa, soprattutto perché grandi quantità di questo materiale finiscono negli oceani, che si trasformano in una vera e propria discarica (apparentemente) invisibile.

Ma i rifiuti di questo genere sono molto pericolosi anche quando si trovano sulla terraferma, perché finiscono per bloccare i corsi d’acqua e causano inquinamento, sia nel suolo che nell’aria.

L’Unione Europea si è già attivata in maniera concreta per porre un freno a questa situazione e sta per creare una direttiva che avrebbe il compito di obbligare le multinazionali ad assumere degli impegni concreti soprattutto nei programmi di distribuzione, che dovranno essere concentrati in modo sufficiente sul riuso.

23 ottobre 2018
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