Una equipe di scienziati olandesi è riuscita in una impresa che potrebbe gettare le basi per una nuova economia oil-free: produrre blocchi di plastica comune a partire da materiale vegetale. Si tratta di un prodotto molto diverso dalle bioplastiche già esistenti (come quelle realizzate a partire dall’amido di mais, ndr), perché presenta delle caratteristiche molto simili ai prodotti di derivazione petrolifera. I risultati della sperimentazione sono stati pubblicati sull’ultimo numero di Science.

Dopo il fungo che mangia la plastica, dunque, è la volta delle piante che la generano. L’impresa è stata realizzata da un team di ricercatori dell’Università di Utrecht e della Dow Chemical Co grazie all’uso delle nanotecnologie, che hanno permesso di cambiare la composizione chimica della biomassa di partenza.

In pratica, grazie a un catalizzatore a base di ferro e nanofibre di carbonio, i ricercatori hanno trasformato il biogas vegetale in etilene e propilene, due componenti molto usati nella produzione di materie plastiche. Il prodotto ottenuto, a differenza dei biopolimeri già presenti sul mercato, non è biodegradabile, dal momento che presenta caratteristiche molto simili a quelle della “vera” plastica.


La speranza degli scienziati è che questa scoperta apra la strada all’uso delle biomasse non commestibili per la produzione di plastiche e altri derivati del petrolio. Una prospettiva che, comunque, non sarebbe priva di aspetti controversi, a cominciare dalla necessità di sottrarre terreni agricoli alla coltivazione a scopo alimentare. Una questione che riguarda già la produzione di biocarburanti e che ha aperto controversie molto aspre, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

23 febbraio 2012
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