Gli studi sugli interferenti endocrini si susseguono sempre di più nel mondo scientifico e in particolare si stanno concentrando sulla correlazione riscontrata tra sostanze come il bisfenolo e gli ftalati, e un aumento del rischio, per chi ne è più esposto, di contrarre patologie come diabete e obesità.

Gli interferenti endocrini o perturbatori del sistema endocrino, sono sostanze che alterano la funzionalità di questo sistema, causando effetti avversi sulla salute di un organismo. Dirottando i messaggeri chimici del corpo, possono alterare il modo in cui le cellule si sviluppano e crescono.

Tra questi conosciamo il bisfenolo A, o BPA, usato nella sintesi di alcune plastiche e di alcuni additivi e che ritroviamo contenuto per esempio nella carta termica con la quale vengono prodotti i comuni scontrini fiscali. Altro nemico della regolazione ormonale sono gli ftalati, sostanze usate nell’industria delle materie plastiche come agenti plastificanti, ma che ritroviamo anche in cosmetici, ritardanti di fiamma e pesticidi.

Durante l’International Conference on Chemicals Management (ICCM4) a Ginevra, in Svizzera, è uscito un comunicato con il quale la comunità scientifica della Endocrine Society afferma ufficialmente che l’esposizione a sostanze pericolose come gli interferenti endocrini è legata ad un aumento del rischio di sviluppare il diabete o diventare obesi.

Già nel 2009 era uscito un rapporto della stessa società, che vagliava lo stato delle conoscenze scientifiche fino a quel momento, in relazione agli effetti di alcune sostanze chimiche sul sistema endocrino e sullo stato di salute generale. Negli anni successivi altri studi hanno scoperto la correlazione con specifiche patologie: oltre a diabete e obesità, anche sterilità, tumori collegati alla regolazione ormonale, problemi neurologici e altri disturbi.

Gli effetti più gravi sembrano essere stati riscontrati per l’esposizione durante il periodo prenatale: anche per esposizione di lieve entità può crescere il rischio di manifestare obesità in età adulta. Su alcuni animali si è visto poi che si può arrivare ad un’insulino-resistenza con sovrabbondanza di insulina nel corpo, fattori che aumentano il rischio correlato al diabete di tipo 2.

Andrea C. Gore, professore alla Cattedra di Farmacologia presso l’Università del Texas a Austin, che ha presieduto il team coinvolto in questa ricerca, afferma con decisione:

La prova è più definitiva che mai, gli interferenti endocrini disturbano il sistema ormonale in un modo che danneggia la salute umana. Centinaia di studi puntano alla stessa conclusione, che si tratti di studi epidemiologici a lungo termine nel campo della ricerca umana, su animali o cellule, o di ricerca su gruppi di persone con nota esposizione professionale a sostanze chimiche specifiche.

Si tratta di rischi che hanno un peso anche dal punto di vista economico: un’analisi economica pubblicata su The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism a marzo stimava che l’esposizione a sostanze come bisfenolo e ftalati probabilmente costa dell’Unione europea 157 miliardi di euro all’anno in spese effettive di assistenza sanitaria.

Gli scienziati dichiarano che è importante ridurre al minimo l’esposizione a questi composti che si trovano presenti in moltissimi prodotti di uso comune.

Per questo hanno dato delle linee guida a livello internazionale, per il mondo della ricerca scientifica, ma anche per i cittadini, perché siano informati sui rischi che comportano i prodotti che usano, e su come adoperarli al fine di renderli il più innocui possibile. Ecco i punti principali:

  • Serve proseguire la ricerca per trovare delle strette correlazioni di causa-effetto tra interferenti endocrini e salute umana.
  • Servono test sui prodotti prima della messa in commercio, per capire l’entità dell’esposizione dell’uomo a queste sostanze.
  • Serve puntare sulla “chimica verde” e sui produttori che sostituiscono queste sostanze pericolose con altre più naturali.
  • È importante l’educazione dei cittadini per impedire la contaminazione di aria, acqua e cibo e in particolare per essere in grado di proteggere i bambini.

29 settembre 2015
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