Gli ftalati da anni sono oggetto di discussione per i danni alla salute che possono provocare. Dal 2004 sono vietati in Europa dopo che alcuni studi hanno dimostrato quanto siano nocivi, avendo effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni.

In particolare ad essere vietato è stato lo ftalato di bis (2-etilesile) (DEHP). Gli Stati Uniti da allora lo hanno sostituito volontariamente con ftalato di diisononile (DINP) e con ftalato di diisodecile (DIDP) che però dimostrerebbero ora di avere anch’essi effetti negativi sulla salute. Si tratta di sostanze che vengono utilizzate come additivi nella plastica, ad esempio nel PVC, per renderla morbida e malleabile anche a basse temperature.

Queste conclusioni derivano da una serie di studi realizzati dalla NYU (New York University) Langone Medical Center, i primi che hanno esaminato gli effetti negativi delle sostanze che hanno sostituito gli ftalati tradizionali.

Già a maggio sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism era stato pubblicato uno studio da parte dello stesso team, che aveva individuato un’associazione tra le concentrazioni di DINP e DIDP assorbite e una maggiore resistenza all’insulina che viene usata per regolare i livelli di glucosio nel sangue, nelle persone diabetiche.

Un secondo studio, il più recente, esce oggi online su Hypertension. Per realizzarlo sono stati utilizzati campioni di sangue e urina di 356 bambini e adolescenti tra i 12 e i 19 anni, tra i volontari che hanno partecipato al National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), indagine che dal 1999 coinvolge ogni anno circa 5.000 volontari per indagare i fattori di rischio relativi alle principali malattie.

In questo caso è stata rivelata una significativa associazione tra elevata pressione sanguigna e livelli crescenti di DINP e DIDP nel sangue. Questo isolando fattori come la dieta, l’attività fisica, il sesso, la razza o l’etnia, il reddito e altri che possono influire sulla pressione arteriosa di ciascun soggetto. Leonardo Trasande, principale autore della ricerca e professore presso la NYU Langone, spiega che:

Alternative al DIDP e il DINP possono essere carta forno e involucro in alluminio. Un intervento dietetico che ha introdotto alimenti freschi che non sono stati in scatola o confezionati in plastica ha ridotto i metaboliti degli ftalati in modo sostanziale.

Il nostro studio aggiunge ulteriore preoccupazione per la necessità di testare i prodotti chimici per la tossicità prima del loro uso ampio e diffuso, ciò non è richiesto dalla legge federale attuale (il Toxic Substances Control Act del 1976).

Specifica che gli studi proseguiranno per valutare gli effetti a lungo termine di queste sostanze. Nel frattempo ridurne l’assunzione è possibile con alcuni accorgimenti: bisogna evitare di riscaldare gli alimenti nel forno a microonde utilizzando contenitori in plastica, stessa cosa per la pellicola.

Anche la lavastoviglie deve essere evitata. Particolare attenzione poi per i contenitori che nel fondo hanno il simbolo del riciclo con i numeri 3, 6 o 7, perché sono proprio quelli che contengono ftalati.

9 luglio 2015
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Fernanda, venerdì 10 luglio 2015 alle8:58 ha scritto: rispondi »

Finalmente se ne parla! Comunque l'alluminio non è un'alternativa perché fa malissimo anche lui

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