Il problema dei rifiuti di plastica si fa sentire sempre più, provocando “costi ambientali” a carico di mari e oceani che l’UNEP (United Nations Environment Programme) ha stimato in 13 miliardi di dollari l’anno. È da anni che ambientalisti e associazioni si mobilitano per provare a pensare insieme ad una soluzione e sembra che gli effetti stiano cominciando a farsi sentire.

L’azienda tedesca Adidas Group ha annunciato, in occasione della pubblicazione del suo Bilancio di Sostenibilità 2014, la sua collaborazione con Parley For The Ocean, il movimento in cui creatori, pensatori e leader sono uniti per promuovere la consapevolezza della bellezza e della fragilità dei nostri oceani e per collaborare su progetti che possano porre fine alla loro distruzione.

Si tratterà di una collaborazione di lungo periodo che avrà come punti cardine: comunicazione ed educazione; ricerca e innovazione; azioni dirette volte a ridurre l’inquinamento da plastica negli oceani. L’azienda si impegnerà a realizzare i suoi prodotti, a cominciare dalle collezioni del 2016, partendo dalla plastica dei rifiuti marini, dall’abbigliamento fino ad arrivare alle calzature.

Non è però l’unica “buona azione” che Adidas ha intenzione di portare avanti, il concetto di sostenibilità che i responsabili dell’azienda hanno in mente è a tuttotondo: ha già iniziato ad eliminare i sacchetti in plastica dai suoi 2.900 negozi al dettaglio sparsi per il mondo.

Adidas però non è la prima a convertirsi alla “sostenibilità”: già l’olandese G-Star RAW aveva collaborato l’anno scorso con Parley For The Ocean, per lanciare una linea di Denim realizzato con fibre ricavate dei rifiuti di plastica recuperati dagli oceani, mentre la svedese H&M si era impegnata a triplicare la quantità di capi realizzati da fibre riciclate, entro la fine del 2015.

Insomma, sembra che qualcosa di importante si stia muovendo. Cyrill Gutsch, fondatore di Parley For The Ocean, commenta con entusiasmo:

Ci saranno da coinvolgere anche consumatori, atleti, artisti, designer, attori, musicisti, scienziati e ambientalisti perché alzino la voce e contribuiscano con le loro competenze alla causa dell’oceano.

21 aprile 2015
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