Per sensibilizzare i consumatori sull’impatto ambientale dell’inquinamento marino e della pesca illegale, il noto marchio di abbigliamento sportivo Adidas ha deciso di utilizzare le reti in disuso per creare un nuovo modello di scarpe da ginnastica.

Le calzature, ideali per la corsa, sono realizzate con le reti da pesca illegali sequestrate dagli attivisti dell’associazione ambientalista Sea Shepherd, impegnata da anni nella lotta al sovrasfruttamento degli oceani.

Le reti sequestrate sono note con il nome di imbrocco o menaida e sono costituite da una sola o più maglie molto fitte. La maglia ha una dimensione variabile, in base alle dimensioni della testa del pesce che si vuole catturare. Le branchie del pesce vi restano impigliate, impedendogli di liberarsi.

Sea Shepherd ha sequestrato le reti a imbrocco a un peschereccio al largo delle coste dell’Africa occidentale. Le scarpe dell’Adidas sono realizzate con le maglie delle attrezzature illegali sequestrate e con altri rifiuti marini rinvenuti negli oceani.

L’azienda ha ottenuto il duplice obiettivo di risparmiare sulle materie prime e lanciare un messaggio di sensibilizzazione contro la pesca illegale.

Le calzature sportive realizzate con le reti da pesca sono inoltre leggere, molto resistenti e 100% riciclabili. Il modello creato dall’Adidas non è in vendita. Il prototipo è stato creato solo a titolo dimostrativo nell’ambito di un progetto più ampio denominato “Parley for the Oceans”.

L’iniziativa è stata co-finanziata dal marchio di abbigliamento per combattere l’inquinamento degli oceani e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

L’associazione si batte soprattutto per combattere l’inquinamento da microplastiche, una forma di contaminazione tanto invisibile quanto pericolosa per gli ecosistemi marini e la catena alimentare. Le grandi reti da pesca usate dai pescatori di frodo vengono spesso abbandonate nell’oceano dopo l’utilizzo.

L’azione delle onde le scompone in pezzi piccolissimi che vengono inghiottiti anche dai pesci di piccola taglia, intossicandone l’organismo. Mentre i rifiuti di plastica di grosse e medie dimensioni possono essere recuperati e riciclati, le microplastiche sono difficili da individuare e rimuovere. Secondo le stime, il 90% dei rifiuti di plastica che contaminano gli oceani sono più piccoli di un chicco di riso.

Per questa ragione, gli ambientalisti chiedono alle industrie di utilizzare soluzioni più ecologiche della plastica per realizzare i loro prodotti. Come ha sottolineato Cyrill Gutsch, portavoce di Parley for the Oceans:

La plastica provoca molti problemi perché non appartiene alla natura e non appartiene al ventre di un pesce. La soluzione definitiva è quella di sostituire questo materiale nel ciclo produttivo, reinventando la plastica.

2 luglio 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento