Vi siete mai chiesti come mai nessuna università italiana si sia impegnata a proporre ad Andrea Rossi una collaborazione basata su finanziamenti statali? Da un certo punto di vista un decisione del genere avrebbe attirato l’attenzione mediatica su tale istituto, garantendo una certa notorietà mondiale. La verità è che, a parte i facili discorsi della poca fiducia riposta sul personaggio Rossi, una scelta del genere avrebbe esposto i dipartimenti coinvolti ad una massiccia critica a livello accademico, critica la cui infondatezza sarebbe per altro ancora dubbia (in fondo, chi ha le prove che l’E-Cat funzioni davvero?).

In effetti, la stessa Università di Bologna si è ben guardata dall’investire fondi pubblici, nonostante siano coinvolti alcuni dei suoi accademici, fra cui il prof. Sergio Focardi. Ed a guardare il polverone appena alzatosi sul piezonucleare la decisione è stata senz’altro saggia. Ma andiamo con ordine, di cosa stiamo parlando? Alcuni scienziati italiani, per lo più fisici, sarebbero riusciti anni fa a dimostrare la possibilità di generare fissioni nucleare a partire dalla sollecitazioni di tipo meccanico: in pratica, sparandogli contro ultrasuoni a volontà o attraverso processi di compressione degli atomi di un blocco di granito si scinderebbero in elementi più semplici.

I benefici teorici che ne deriverebbero sono molteplici, soprattutto da un punto di vista ambientalistico. Infatti, controllando queste reazioni piezonucleari si potrebbe:

  • Produrre energia nucleare attraverso sistemi innovativi;
  • Bonificare i siti radioattivi;
  • Addirittura, prevedere le attività sismiche.

Come immaginerete, così come nel caso della fusione fredda, non mancano gli scettici. Fra essi il prof. Giovanni Mana, che alla domanda su cosa siano le reazioni piezonucleari ha recentemente risposto:

Per me e per la maggior parte dei miei colleghi è un fenomeno incomprensibile, anche perché violerebbe il principio di conservazione dell’energia. Riguarda la presunta osservazione di reazioni di fissione nucleare – ovvero un nucleo che decade in due più leggeri e stabili – scatenata da sollecitazioni di tipo meccanico: o per mezzo di ultrasuoni o per mezzo di compressione.

I proponenti della tecnica sostengono che non è necessario fornire energia al nucleo di ferro per spaccarlo: sebbene l’energia fornita non sia sufficiente a rompere il nucleo, la sola sollecitazione meccanica innescherebbe un processo che alla fine porta alla fissione. L’energia che verrebbe accumulata nei nuclei figli sarebbe quindi maggiore di quella di partenza. Semmai si dimostrasse vero, sarebbe una rivoluzione della fisica. Ora, sebbene nulla sia per principio impossibile, prima di riscrivere tutti i libri bisogna avere delle prove più che solide. Che non esistono. Il 90% dei fisici ritiene che la storia sia simile a quella della fusione fredda, con un’aggravante: in quel caso il problema è tecnico, qui è anche teorico.

Ora, uno dei ricercatori impegnati nel campo delle reazioni piezonucleari è Alberto Carpinteri, presidente Istituto nazionale di ricerca metrologica (Inrim). E non è strano, allora, leggere che nei piani di ricerca e di investimento di tale istituto ci sia proprio questo nuovo sedicente settore. La cosa ha fatto uscire fuori dai gangheri molti colleghi di Mana, che hanno messo su una raccolta di firme fra professori di Fisica e materie affini, ottenendo quasi un migliaio di consensi.

L’appello è stato rivolto al Ministero della Pubblica Istruzione e l’accusa è grave: i piezonuclearisti avrebbero tradito il metodo scientifico. I toni sono così accessi che non potevano che scatenare le reazioni degli ambienti più vicini alle sedicenti ricerche innovative. Ad ospitare questo punto di vista – e c’era da giurarlo – Daniele Passerini ed il suo blog: da sempre anti-scientista e critico nei confronti dello scetticismo accademico di fronte alle nuove scoperte, il blogger italiano è in campo da mesi in difesa di Andrea Rossi e della fusione fredda. Da oggi anche del piezonucleare.

7 giugno 2012
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I vostri commenti
Luigi, sabato 21 luglio 2012 alle12:11 ha scritto: rispondi »

Signor Aureli, visto che non ha senso brevettare il suo generatore, potrebbe fare l'upload del progetto in formato digitale e poi fornirci il link per scaricarlo? La ringrazio.

Alfonso Aureli, sabato 21 luglio 2012 alle6:23 ha scritto: rispondi »

cosa serve un 1 kw? quanto dura nel tempo? per asciugarsi i capelli è sufficiente il sole, mi sembrano soldi buttati... provate a realizzare quanto propongo:   Si può realizzare un GENERATORE di CORRENTE da 6 Kw ed oltre, che fa risparmiare il 99,99 %, d’energia elettrica, lo 0.01% serve per l’avvio. “praticamente non consuma nulla”. Progetto del 1997. Mai brevettato per ovvie ragioni dal Signor Alfonso Aureli “. Lo stesso principio si può adattare alle autovetture elettriche, ottenendo + velocità e consumi illimitati a costo zero. Saluti Aureli. È una valida soluzione contro il nucleare; pannelli Solari e Voltaico. NB: Questo è un vero generatore, i generatori creati dagli Scienziati: Zamboni; Baumann e Marinon; Sono delle ABBOZZE!..

Silvio, sabato 16 giugno 2012 alle3:11 ha scritto: rispondi »

 cosa studi?

Luigi, martedì 12 giugno 2012 alle16:52 ha scritto: rispondi »

 Scusa ma non capisco il senso: secondo te il Polywell è stato replicato con successo in vari laboratori nel mondo mentre ITER invece è solo una fissa degli Europei?

Luigi, martedì 12 giugno 2012 alle16:50 ha scritto: rispondi »

Scusa ma non capisco il senso: secondo te il Polywell è stato replicato con successo in vari laboratori nel mondo mentre ITER invece è solo una fissa degli Europei?

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