Sebbene il suo ricorso sia noto sin da tempi antichi, negli ultimi anni la pietra ollare sta tornando prepotentemente di moda in cucina. Scelta soprattutto per la cottura di verdure e carni, questa pietra garantisce una distribuzione uniforme del calore, per cibi gustosi e sempre sani. Ma quali sono gli usi, le proprietà e quali le indicazioni di pulizia?

Di seguito, qualche informazione sulla pietra ollare, sia relative alle origini che alle caratteristiche del minerale, agli utilizzi più diffusi e alla manutenzione. Per l’acquisto, invece, è bene far riferimento al proprio fornitore di prodotti per la cucina e la casa preferito.

Pietra ollare: caratteristiche e usi

Per pietra ollare si intende una roccia metamorfica, la steatite, spesso impiegata per la produzione di strumenti da cucina, data la sua buona resistenza alle alte temperature. È solitamente di colore verde, ma ne esistono varianti dal bianco al rosso, e le sue definizioni derivano da una singolare caratteristica: la polvere lavorata, infatti, al tatto rimanda una sensazione oleosa. Da qui, di conseguenza, il nome di pietra ollare, ma anche di steatite dal greco “steàzein”, ovvero “rendere grasso”.

Malleabile e facile da lavorare, tanto da poter essere trasformata in qualsiasi forma e levigata senza troppo sforzo, la steatite ha trovato i più svariati ambiti d’applicazione, dalla scultura alla cucina. È infatti molto resistente al fuoco, non subisce cambiamenti se esposta alle alte temperature e distribuisce il calore in modo uniforme. Non a caso, è uno dei materiali principalmente scelti per piastre e componenti delle stufe.

In cucina, gli usi della pietra ollare sono davvero i più disparati. La prima applicazione è quella per la costruzione di piastre, sia singole da adagiare su griglia, che già incastonate in piani cottura. Grazie all’elevata refrattarietà, questa soluzione è principalmente scelta per le operazioni di barbecue, dove garantisce cotture più uniformi rispetto alla tradizionale ghisa. Può essere quindi impiegata per verdure, carne e pesce, anche senza il ricorso di oli e altri grassi, per stili di vita più dietetici. E qualora si ricorra comunque a queste sostanze, l’assenza di gocciolamento sulla fiamma sottostante evita che fumi nocivi avvolgano gli alimenti.

La pietra ollare può essere inoltre scelta per la produzione di pentole e padelle di pregio, queste ultime pensate per garantire il massimo della distribuzione uniforme del calore. Va considerato, però, come questi strumenti siano solitamente delicati e richiedano molto tempo sia per raggiungere la temperatura desiderata che per raffreddarsi.

Pietra ollare: come pulirla

Sebbene una corretta manutenzione garantisca alla pietra ollare un’estrema durevolezza, è meglio non dimenticare come la sua superficie rimanga del tutto delicata. Per questo motivo, occorre seguire qualche facile norma per la pulizia, facendo sempre riferimento anche alle informazioni fornite dal produttore in fase d’acquisto.

Come già accennato, la pietra ollare si raffredda molto lentamente. Prima di lavarla, perciò, sarà necessario attendere il completo raffreddamento naturale, senza accelerare il tutto con acqua fresca. I repentini sbalzi di temperatura, infatti, potrebbero rovinarla.

Una volta a temperatura ambiente, per la pietra ollare non servirà l’aggiunta di alcun detersivo, anche perché la superficie porosa potrebbe trattenere delle sostanze indesiderate, poi rilasciate sui cibi in cottura. Per pulirla, di conseguenza, è sufficiente ricorrere a una soluzione di acqua e aceto, agendo con una spugnetta imbevuta o, in alternativa, un raschietto non troppo aggressivo per rimuovere lo sporco incrostato.

8 agosto 2016
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