Le verdure sono i cibi della salute e fanno bene. Non possiamo non consumarne la giusta dosa perchè poi rischiamo di avere delle carenze di vitamine o altri deficit. Il problema delle verdure però è che non sfamano abbastanza e quindi viene voglia di mangiare magari una bella pizza se non un piatto più grasso e stuzzicante.

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Visto che non si può incrementare la capacità di saziare le persone associata a un cibo, il linguaggio potrebbe involontariamente aiutarci. Secondo Bradley Turnwald, ricercatore in psicologia dell’Università di Stanford, se mangiamo un cibo etichettato come “sano” dopo ci sentiamo ancora affamati.

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La grielina, l’ormone dell’appetito, rimane così alto. Al contrario se mangiamo lo stesso cibo, ma etichettato come gustoso e goloso la grielina scende. La mente inganna il nostro organismo e quindi potrebbe aiutarci a mangiare meno e nel consumare cibi più sani e magari più volentieri.

Partendo da questi studi i ricercatori dell’Università di Stanford hanno così voluto fare un esperimento presentando agli studenti universitari un tot di cibi salutari, come carote, zucchine, barbabietole e altre verdure, etichettate con nomi neutri, altri con nomi salutisti e altri ancora appetitosi (cubetti di zucchine caramellate cotte a fuoco lento, per fare un esempio).

Il risultato è stato sorprendente: su 28 mila pasti identici i cibi etichettati come gustosi hanno riscosso il 25% in più di successo e di gradimento di quelli con nomi neutri e il 33% in più rispetto a quelli con i nomi salutisti. Tutto merito degli aggettivi che hanno il potere di rendere tutto più gustoso ingannando la nostra mente.

19 giugno 2017
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