Piante grasse: come rinvasarle senza pungersi

Quello delle piante grasse è un universo certamente gradito agli amanti del giardinaggio, non solo per le forme singolari e i colori accesi che queste varietà ornamentali possono offrire, ma anche e soprattutto poiché dalla manutenzione ridotta. Eppure, di tanto in tanto, potrebbe rendersi necessario provvedere al loro rinvaso, soprattutto quando lo sviluppo delle radici diventa eccessivo e rischia di minare alla loro sopravvivenza. Ma come eseguire l’operazione senza pungersi, considerato come questi esemplari siano spessi ricoperti da aculei?

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Naturalmente, prima di procedere al rinvaso di una pianta grassa è bene informarsi sulle necessità specifiche della varietà, affinché si possa scegliere il terriccio più idoneo nonché il periodo dell’anno più indicato. Di seguito, qualche informazione utile.

Piante grasse: rinvaso senza pungersi

Rotolo di carta igienica

Per quanto risultino decisamente appaganti alla vista, le piante grasse – dette anche succulente – non rappresentano di certo la varietà più semplice da maneggiare. La maggior parte degli esemplari, fatta eccezione per pochi rappresentanti, è infatti ricoperta di spine e aculei, anche molto fastidiosi quando entrano in contatto con la pelle. Si tratta di una difesa naturale per questi vegetali, pronti così ad allontanare insetti e animali decisi a cibarsene.

Mentre alcune varietà presentano aculei grandi e visibili, altre sono ricoperte da spine morbide e di piccole dimensioni, quasi invisibili. Proprio queste ultime possono risultare del tutto insidiose poiché, di norma, presentano un piccolo uncino all’estremità: una volta entrati nella pelle, la rimozione degli aghi potrebbe richiedere una pazienza record. Fortunatamente, per rinvasarle senza intoppi esistono numerosi escamotage.

Il primo, nonché il più semplice da intuire, è quello di procurarsi dei guanti spessi, meglio se plastificati, affinché il contatto delle mani con la pianta non causi ferimenti. Questa soluzione è ottima per le succulente di piccole dimensioni, e dagli aculei corti, non sufficientemente resistenti per bucare la barriera del guanto. In commercio esistono addirittura varianti pensate proprio a questo scopo, solitamente proposte a prezzi abbordabili.

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Il secondo metodo, sempre riferito a piante dagli aculei non troppo resistenti, prevede l’utilizzo di una comoda barriera in cartone. Per le piccole piante grasse, quelle solitamente distribuite in originali vasetti mignon, è ad esempio possibile ricorrere a un rotolo esaurito di carta igienica: basterà adagiare il cilindro attorno alla pianta e procedere all’operazione, senza timore di pungersi inavvertitamente. Per esemplari più grandi, invece, è possibile costruire un cilindro o una protezione in misura, ad esempio riciclando un vecchio pacco da spedizioni.

Quando si ha a che fare con spine e aculei molto resistenti, capaci quindi di perforare sia i guanti che il cartone, la soluzione si fa ovviamente più complessa. Allo scopo di rinvasare o travasare questi esemplari – si pensi ai vistosi cactus oppure al tipico cuscino della suocera – esistono in commercio delle speciali pinze, usate per sollevare la pianta dall’alloggiamento nel vaso senza entrarvi mai in diretto contatto.

Consigli per il rinvaso

Vaso di cactus

Compresi questi facili metodi per rinvasare le piante grasse, è tuttavia utile fornire alcuni consigli affinché la procedura avvenga correttamente, evitando così stress al vegetale e assicurandone una crescita rigogliosa per anni.

Innanzitutto, è bene procedere all’operazione all’inizio della primavera o dell’autunno, a seconda delle necessità della pianta, da vagliare con il proprio fornitore di botanica di fiducia. Utile potrebbe essere potare leggermente le estremità delle radici, soprattutto quando rovinate dal contatto con il precedente vaso, ad esempio poiché schiacciate lungo le pareti dello stesso, danneggiate oppure con i tipici segni di marcescenza.

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Per il terriccio, è meglio preferire una soluzione abbondantemente drenante, poiché quasi tutte le succulente soffrono i ristagni d’acqua, predisponendo anche un fondo di palline d’argilla espansa se necessario. In alternativa, si possono usare cocci e sassolini. Meglio comunque preferire un terriccio morbido, tendente al sabbioso, affinché le radici non incontrino ostacoli nel loro sviluppo, nonché mediamente acido. Sul fronte della fertilizzazione, la maggior parte non necessita di grandi attenzioni. Allo stesso tempo, meglio non esagerare con l’annaffiatura, anche e soprattutto durante la procedura di rinvaso.

24 febbraio 2018
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