Il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, lo aveva promesso per la metà di settembre. Invece, il Piano energetico nazionale non vedrà la luce prima dell’anno nuovo. Forse. La notizia dell’ennesimo rinvio è stata comunicata dal sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia, che è intervenuto all’Italian Energy Summit organizzato dal Sole 24 Ore.

La strategia è in corso di realizzazione – ha precisato il sottosegretario – È stato affidato all’Enea il compito di redigere uno studio preliminare sull’argomento e quindi speriamo, entro la fine dell’anno, di poter dare un quadro complessivo di lungo termine alle politiche energetiche nazionali.

Si tratta, comunque, per stessa ammissione di Saglia, soltanto di una speranza, anche perché “il clima politico in questo momento non è dei più favorevoli”. Come a dire che il Governo è preso da altre faccende più drammaticamente urgenti. Eppure, quella di una strategia nazionale che tracci una volta per tutte le politiche in materia di rinnovabili, efficienza e approvvigionamento, è una necessità sottolineata da tempo da diverse parti, a cominciare dalla Confindustria.

Ritardi a parte, Saglia auspica che sul Piano si possa giungere a un accordo con l’opposizione, “perché chiaramente un tema del genere andrebbe condiviso”. Per quanto riguarda i contenuti, per ora c’è una sola certezza: visto l’esito dei referendum di giugno, il nucleare non avrà posto nella strategia nazionale.

I tecnici del Governo, quindi, dovranno trovare il modo di sostituire i 13 GW di energia che si pensava di poter ricavare dall’atomo entro il 2020. Secondo le prime anticipazioni, il Pianopunterà soprattutto su nuovi gasdotti e terminal di rigassificazione, ma anche sulle fonti rinnovabili (soprattutto biomasse e geotermia), sull’efficienza energetica e sul cosiddetto carbone pulito.

27 settembre 2011
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