Gli sversamenti di petrolio in mare hanno un alto impatto sull’ambiente e sulla catena alimentare. Oltre ai danni a breve termine causati agli uccelli e ai pesci che restano invischiati nel greggio, le conseguenze delle maree nere si fanno sentire anche a distanza di anni incidendo sulle economie costiere fondate su pesca e turismo e sulla fauna marina, compromessa nella riproduzione a causa del petrolio penetrato nell’organismo.

Per limitare l’impatto dei fossili sull’ambiente, oltre a ridurne progressivamente l’utilizzo puntando sulle fonti rinnovabili, occorre mettere a punto strategie più efficaci per arginare i danni in caso di sversamenti di petrolio in mare. Una ricerca effettuata dagli scienziati dell’American Chemical Society potrebbe aver individuato nella soia un valido alleato per la decontaminazione delle acque marine dal greggio.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica CS Sustainable Chemistry & Engineering, svela che la soia potrebbe rivelarsi addirittura più efficace dei disperdenti utilizzati oggi in caso di sversamenti di greggio in mare. Le sostanze chimiche impiegate comunemente per separare il greggio dall’acqua e assorbirlo spesso hanno un alto impatto sull’ambiente. Gli scienziati pertanto stanno cercando alternative naturali più sostenibili ai solventi tradizionali per evitare di risolvere un problema creandone un altro come avviene oggi.

I ricercatori, coordinati da Ram B. Gupta, hanno scomposto la lecitina di soia, un tensioattivo vegetale molto efficace usato in decine di alimenti, nei suoi componenti lipidici. Nei test effettuati in laboratorio queste molecole si sono rivelate molto efficaci nella scomposizione del greggio in particelle più piccole, facili da assorbire e da rimuovere dall’acqua.

Gli autori della ricerca spiegano che l’applicazione del disperdente a base di lecitina di soia si è rivelata ugualmente o addirittura leggermente più efficace di due disperdenti tossici in commercio. Grazie alla soia in futuro sarà possibile ripulire le acque marine dopo uno sversamento di petrolio senza provocare danni alla vita acquatica e compromettere la salute pubblica.

23 aprile 2015
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