Petrolio offshore, nuove regole dall’UE

Tra non molto tempo gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno modificare la propria legislazione interna sulle attività petrolifere e gasifere offshore. Oggi, infatti, il Consiglio e il Parlamento europei hanno raggiunto l’accordo politico sulla proposta della Commissione che rivede le regole sulla sicurezza delle estrazioni di petrolio e gas nelle acque territoriali.

Numerosi i punti importanti di questa nuova regolamentazione, sia per quanto riguarda la sicurezza che la trasparenza di queste attività un tempo ritenute sicure ma, dopo il disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, rivelatesi estremamente pericolose per il mare.

Concessione delle licenze

La nuova direttiva introduce l’obbligo per gli organi tecnici che rilasciano le licenze a trivellare nei vari Stati membri di assicurarsi che gli operatori petroliferi abbiano le capacità non solo tecniche, ma anche economiche, per garantire la sicurezza delle attività offshore e la protezione dell’ambiente. Ciò significa, ad esempio, che non si potranno rilasciare concessioni petrolifere a Società a responsabilità limitata con capitale sociale da poche decine di migliaia di euro come si fa a volte in Italia.

Inoltre è prevista la partecipazione dei cittadini prima dell’inizio delle campagne di trivellazioni, almeno nelle aree precedentemente non interessate da attività petrolifera. Il che vuol dire che non dovrebbe più succedere che i cittadini scoprano per caso i progetti delle multinazionali del petrolio solo dopo che esse abbiano avuto l’autorizzazione a trivellare.

Ruolo delle autorità nazionali

Le autorità nazionali responsabili della sicurezza dei progetti petroliferi devono essere indipendenti e devono vigilare sulla sicurezza, la protezione dell’ambiente e i piani di emergenza delle piattaforme petrolifere. Se le compagnie private non rispettano gli standard minimi gli Stati membri dovranno prendere provvedimenti e imporre multe e sanzioni che potrebbero arrivare sino alla fermata delle operazioni di trivellazione.

Piani di emergenza obbligatori

Le compagnie petrolifere devono preparare report sui principali e maggiori pericoli derivanti dalle proprie installazioni, compresa una relazione sui rischi per le persone, sulle misure di prevenzione del rischio e sui piani di emergenza. Tutto questo prima dell’inizio delle operazioni di esplorazione o trivellazione. I piani devono essere presentati alle autorità nazionali, senza l’ok delle quali non si va avanti nei progetti.

Controllori indipendenti

Le soluzioni tecniche presentate dagli operatori devono essere verificate da un organismo terzo e indipendente prima (e periodicamente dopo) l’avvio delle operazioni delle piattaforme petrolifere.

In questo caso, per l’Italia, potrebbe sorgere un pesante dubbio: il Ministero dello Sviluppo economico, che oggi controlla le attività petrolifere tramite l’UNMIG, è realmente un organismo “terzo e indipendente”? In teoria no, perché ha un interesse economico a concedere le autorizzazioni derivante dalle royalties pagate dagli operatori sul petrolio e sul gas estratti.

Trasparenza

Altro punto fondamentale: la trasparenza delle informazioni fornite al pubblico dagli operatori petroliferi. La nuova direttiva prevede che siano rese disponibili ai cittadini informazioni “comparabili” (cioè abbastanza dettagliate da essere messe a confronto con altre già note) sugli standard delle performance dell’industria e sulle attività delle autorità di controllo.

Informazioni che dovranno essere rese note tramite i rispettivi siti web. è prevista inoltre la protezione di eventuali “talpe” che rendano note informazioni che potrebbero essere utili nel processo autorizzativo o per un eventuale procedimento sanzionatorio dell’operatore petrolifero.

Gli operatori, poi, dovranno rendere noti i maggiori incidenti accaduti in precedenza sulle loro piattaforme (o su altre installazioni a esse relative) per permetterne lo studio ed evitare che si ripetano. Purtroppo, anche nella nuova direttiva europea, manca totalmente l’obbligo di rivelare ai cittadini il dettaglio delle tecniche e delle tecnologie utilizzate che, quindi, restano coperte da segreto.

Risposta alle emergenze

Le compagnie devono preparare piani di emergenza basati sui report di rischio delle loro trivelle o piattaforme e avere sempre a portata di mano le risorse economiche e tecniche necessarie a fronteggiare gli incidenti. Gli stati membri, allo stesso modo, prendono in considerazione questi piani quando realizzano i piani di emergenza nazionali. Tutti i piani devono essere periodicamente testati dalle compagnie e dalle autorità nazionali.

Responsabilità economica

Le compagnie petrolifere saranno completamente responsabili sul piano economico dei danni causati sulle specie marine protette e sugli habitat naturali. Per i danni alle acque, la zona geografica di responsabilità sarà estesa fino a coprire tutte le acque europee compresa la Zona Economica Esclusiva (circa 370 chilometri dalla costa) e la piattaforma continentale sulla quale lo Stato membro esercita la sua giurisdizione.

Per i danni alle acque, l’attuale direttiva UE sulla responsabilità ambientale è limitata alle acque territoriali: circa 22 km dalla costa.

Gruppo delle Autorità Europee

La nuova direttiva prevede la nascita di un gruppo di ispettori provenienti dai vari Stati membri. Lavoreranno tutti insieme per scambiarsi le migliori pratiche e migliorare gli standard di sicurezza.

Collaborazione internazionale

La Commissione lavorerà con i suoi partner internazionali per promuovere la diffusione dei migliori standard di sicurezza nel mondo. D’ora in poi l’UE si aspetterà che gli operatori petroliferi applichino le stesse politiche di sicurezza che saranno costretti a mettere in campo in Europa anche nel resto del mondo.

Il commento di Günther Oettinger

Günther Oettinger, Commissario europeo all’Energia, si è dichiarato soddisfatto dell’accordo tra Parlamento e Consiglio sulla nuova normativa:

È un grande passo avanti verso una maggiore sicurezza della produzione offshore di gas e petrolio in UE. Gli incidenti del passato hanno mostrato conseguenze devastanti quando le cose vanno male in mare aperto. I recenti “pericoli scampati” nelle acque europee ci ricordano la necessità di un regime di sicurezza più stringente.

Queste regole renderanno certo il fatto che i più alti standard di sicurezza, già in atto in alcuni Stati membri, saranno seguiti in ogni piattaforma petrolifera in Europa. Inoltre, la nuova legge ci assicurerà una reazione efficace e pronta in caso di incidente e ridurrà al minimo il possibile danno all’ambiente e ai mezzi di sostentamento delle comunità costiere.

Quando Oettinger parla di “pericoli scampati” nelle acque europee si riferisce a recenti incidenti a bordo di piattaforme petrolifere nei mari degli Stati membri. Come la fuga di gas della piattaforma Total Elgin o l’incendio sulla piattaforma Galaxy III di Nexen.

Il commento di Greenpeace

L’organizzazione ambientalista Greenpeace, invece, concentra la sua attenzione sulla parte della nuova direttiva riguardante la collaborazione internazionale. Joris den Blanken, direttore del dipartimento Politiche climatiche UE di Greenpeace, commenta:

Questo accordo sulla direttiva UE per la sicurezza delle trivellazioni offshore, in qualche modo, farà sì che le compagnie petrolifere ci pensino molto e a lungo prima di imbarcarsi in rischiose avventure nell’Artico. I recenti incidenti sulle coste dell’Alaska mostrano che aziende come Shell non dovrebbero semplicemente operare in uno degli ambienti più fragili del pianeta. Sfortunatamente, questo accordo ancora lascia troppo spazio di manovra nella sua implementazione

21 febbraio 2013
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Fonte:
UE
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