Il sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna, si è fatto convincere da Edison: le piattaforme petrolifere offshore sono belle, sicure e portano tanto lavoro. Il primo cittadino del Comune ragusano più vicino alla piattaforma più grande che ci sia nei mari italiani, la Vega A, ha infatti tolto la propria firma dall’appello di Greenpeace contro le estrazioni petrolifere al largo delle coste siciliane.

Lo ha fatto inviando un fax a Greenpeace, in data 19 settembre, nel quale afferma di averci ripensato:

Una nostra iniziale e personale adesione alle tematiche di tutela delle risorse ambientali propugnata da Greenpeace è stata via via arricchita da approfondimenti personali e dimostrazioni tecnologiche fornite dai Dirigenti e dagli Ingegneri della Edison S.p.a. in riferimento al Pozzo Vega e al progetto di un secondo Pozzo da insediare accanto al primo, sulla base delle concessioni petrolifere rilasciate dal Ministero dell’Ambiente.

Ammatuna forse ignora che le concessioni petrolifere non le rilascia il Ministero dell’Ambiente ma quello dello Sviluppo economico, tramite l’Ufficio nazionale miniere idrocarburi e geotermia (UNMIG). Al Minambiente, invece, tocca pronunciarsi sulla Valutazione di impatto ambientale della nuova piattaforma Vega B che Edison ed Eni vorrebbero costruire a pochi chilometri dalla Vega A. Ed è proprio la Vega B che ha convinto Ammatuna della bontà della Vega A:

In più, da più parti, si è fatto notare che l’eventuale e auspicabile insediamento di una base off-shore a Pozzallo potrebbe innescare un meccanismo virtuoso in termini economici e occupazionali, molto considerati dalla pubblica opinione, specialmente in questi nostri tempi di crisi, che, a Pozzallo, sono in qualche modo contenuti con l’impiego nelle attività legate al mare.

Pozzallo è una città la cui economia si basa su porto e marineria, pescherecci navi da trasporto. Cosa può dare, economicamente, una piattaforma petrolifera offshore ai cittadini? Se portasse ricchezza, Pozzallo sarebbe ricca già da tempo visto che ha da ventisei anni di fronte la più grande piattaforma del Mediterraneo.

Ma non è così, Pozzallo non si è arricchita con la Vega A, perché dovrebbe farlo con la Vega B? Tutto ciò anche considerato che la stessa Edison, nei documenti presentati al Ministero dell’Ambiente, ammette che:

Le interazioni tra il progetto e la componente durante la fase di cantiere e perforazione possono essere così riassunte:

  • limitazioni/perdite d’uso dell’area marina e dei fondali;
  • disturbi al traffico marittimo;
  • incremento dell’occupazione conseguente alle opportunità di lavoro connesse alle attività di costruzione e perforazione;
  • emissioni sonore e sviluppo di polveri e inquinanti;

Durante la costruzione della piattaforma Vega B, quindi, l’economia locale avrà un impatto negativo a causa degli effetti del cantiere sul traffico marittimo. I lavori porteranno nuova occupazione, ma da fuori città visto che non si tratta certo di un lavoro in cui tutti i pozzallesi sono specializzati.

La stessa piattaforma verrà costruita in gran parte a terra, ma da un’altra parte in un cantiere navale attrezzato a questo tipo di commesse. Diciamolo chiaramente: a guadagnarci sarà il bar del porto, che servirà qualche colazione in più nel periodo durante il quale la piattaforma verrà portata al largo e montata. Una volta che ciò sarà avvenuto, però, il miracolo occupazionale del caffè se ne andrà con gli operai:

Durante la fase di esercizio poiché la Piattaforma Vega B sarà non presidiata non si prevedono significativi incrementi occupazionali.

In considerazione di quanto sopra riportato, l’impatto di segno positivo sull’occupazione, connesso alla creazione di opportunità di lavoro in fase di realizzazione dell’opera risulta quindi di lieve entità e limitato nel tempo. Durante la fase di esercizio non si attendono impatti positivi significativi.

Se queste cose le dice la stessa Edison, vuol dire che la verità è all’opposto di quanto crede il sindaco di Pozzallo: due piattaforme al posto di una comportano solo un doppio rischio per l’ecosistema marino. E Greenpeace, preso atto del ritiro della firma sul suo appello contro le trivelle in mare, non manca di farlo notare al sindaco Ammatuna tramite una nota firmata dalla responsabile della Campagna Mare Giorgia Monti:

È davvero allarmante che in un momento così delicato, dove a fronte di una forte crisi economica le risorse ambientali dovrebbero essere salvaguardate per garantire un futuro alle comunità locali, un comune costiero come il Suo decida di riconsiderare la propria posizione rispetto alla problematica delle trivellazioni.

Tali progetti purtroppo oltre a minacciare in maniera inaccettabile il mare e le economie che da esso dipendono, non serviranno assolutamente né a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale né a garantire occupazione locale.

Poi la Monti lancia la sfida: Ammatuna renda noti i documenti e le argomentazioni forniti dai tecnici e dai dirigenti di Edison e si metta a disposizione per un confronto. Nel frattempo, per farsi un’idea della situazione, i nostri lettori possono leggere il fax inviato dal sindaco di Pozzallo a Greenpeace e la risposta di Giorgia Monti.

24 settembre 2012
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