Petrolio: nel 2020 gli USA primo produttore mondiale

Nel 2020 gli Stati Uniti diventeranno il maggior produttore mondiale di petrolio, superando anche l’Arabia Saudita. Lo sostiene il World Energy Outlook 2012 appena presentato dall’International Energy Agency (IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia), precisando che le importazioni di greggio caleranno di conseguenza e che intorno al 2030 il Nord America diventerà un esportatore netto di petrolio.

Gli Stati Uniti, dunque, diventeranno presto autosufficienti per quanto riguarda i combustibili fossili (attualmente coprono con le importazioni circa il 20% del proprio fabbisogno energetico complessivo, ndr), anche in virtù del recente incremento della produzione di shale gas. Eppure, sottolinea la IEA, questo non renderà gli USA del tutto immuni alle fluttuazioni del mercato internazionale, dal momento che le interazioni tra i vari combustibili, mercati e prezzi si stanno intensificando.

Scrive ad esempio l’Agenzia:

Gli effetti (di questi cambiamenti, ndr) ricadranno ben oltre l’America del Nord e il settore energetico. Il recente aumento della produzione statunitense di petrolio e gas, guidato dall’impiego di tecnologie per l’upstream che consentono di estrarre light tight oil e shale gas, sta sostenendo l’attività economica e mutando in modo strutturale il ruolo del Nord America nel commercio mondiale di energia.

Sempre secondo il rapporto IEA, inoltre, negli Stati Uniti si sta registrando un progressivo calo dei consumi di carbone, causato soprattutto dal basso prezzo del gas naturale, che nel 2012 ha toccato il suo livello minimo. Al momento, il costo del carbone negli USA è pari a circa un quinto dei prezzi di importazione europei e un ottavo di quelli del Giappone.

Anche per questo, intorno al 2035 il carbone potrebbe essere raggiunto dalle rinnovabili per quanto riguarda la capacità energetica mondiale, come riportato nello stesso World Energy Outlook. Una notizia che, secondo Greenpeace, è positiva solo in apparenza, dato che, per ammissione della stessa IEA, questo non basterà a contenere le emissioni di gas serra al punto da limitare l’aumento delle temperature atmosferiche globali.

Scrive infatti Greenpeace:

Per quanto il rapporto dia una forte crescita delle rinnovabili, è necessaria una crescita doppia rispetto a quella prefigurata: non raggiungere il 65% della quota di elettricità verde sul totale entro il 2035 equivarrebbe a confermare una tendenza al riscaldamento globale che vedrebbe aumentare le temperature tra i 4 e i 6 gradi Celsius. Senza piani più ambiziosi per le rinnovabili, infatti, l’AIE mostra come da qui al 2025 potrebbero essere realizzate 700 nuove centrali a carbone: un disastro per il clima, per l’inquinamento atmosferico, per le risorse idriche e per molti ecosistemi minacciati dalle estrazioni del combustibile più sporco e dannoso.

13 novembre 2012
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