La Giunta regionale della Basilicata, in controtendenza con quanto fatto negli ultimi anni, ha bloccato un paio di progetti petroliferi: l’istanza di permesso di ricerca Grotta del Salice, avanzata da Shell, e l’istanza Frusci, avanzata da ENI.

La decisione di bloccare queste due concessioni a esplorare il sottosuolo in cerca di petrolio e gas è la prima conseguenza dell’inserimento dell’articolo 19 nell’Assestamento del Bilancio regionale, varato la notte tra l’1 e il 2 agosto. Articolo che contiene una sorta di moratoria per le estrazioni petrolifere, fatte salve le concessioni già in essere.

Soprattutto quelle in Val d’Agri e Tempa Rossa, dalle quali la Regione Basilicata incassa un centinaio di milioni di euro di royalties ogni anno. Secondo il governatore lucano Vito De Filippo, però, era ora di mettere fine allo sfruttamento petrolifero in Basilicata:

Le concessioni gia’ in essere occupano uno spazio che noi riteniamo limite in termini di sostenibilità. Sappiamo che è una prova di forza con meccanismi autorizzatori di livello nazionale, ma confidiamo in una norma costruita in modo robusto e comunque sono certo che sia rilevante anche rispetto a possibili livelli di scontro e contenzioso.

Abbiamo attestato un punto fermo facendo sapere a tutti che questa è la piena convinzione della Basilicata. Una posizione politica che viene comunicata al mondo intero e che, comunque, non potrà che essere tenuta in debito conto.

In effetti, a pensarci bene, la decisione politica della Regione Basilicata potrebbe anche essere non considerata affatto dal Ministero dello Sviluppo economico al momento di decidere se concedere o meno la terra ai petrolieri. Specialmente alla luce del memorandum di intesa per lo sviluppo delle attività petrolifere firmato l’anno scorso proprio da De Filippo. E, soprattutto, alla luce del chiaro e più volte ribadito orientamento pro-petrolio del ministro Corrado Passera.

I commenti a queste due bocciature, quindi, sono tutti abbastanza cauti e nessuno di coloro che realmente conosce il petrolio lucano si azzarda a parlare di rivoluzione o di reale cambiamento. Pietro Dommarco, fondatore della Organizzazione Lucana Ambientalista, parla apertamente di un palliativo:

La misura -inserita nell’articolo 19 del disegno di legge di Assestamento del Bilancio- con oggetto “Provvedimenti urgenti in materia di governo del territorio e per la riduzione del consumo di suolo”, verrebbe applicata anche a tutte le istanze e procedimenti in corso, esclusi i titoli minerari in essere.

Di fatto un palliativo che arriva a pochi mesi di distanza dalla ratifica del Memorandum d’Intesa tra Stato, Regione e compagnie petrolifere e all’approvazione dell’articolo 16 del Decreto Liberalizzazioni [Art. 16 (sviluppo di risorse energetiche e minerarie nazionali strategiche)].

Tutto questo succede in una Regione da anni amica del petrolio, a livello politico, e nemica delle sue conseguenze, a livello civile. I problemi legati all’industria estrattiva, infatti, in Basilicata non mancano di certo.

, Altra Economia, Il Quotidiano della Basilicata

9 agosto 2012
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Morisfranchini, giovedì 9 agosto 2012 alle22:00 ha scritto: rispondi »

ma ben ma bneeeeeeeeeee basta cn sto petrolio marciooooooooooooooooooooooo

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