La legge regionale 14/2000 che disciplina le attività petrolifere sul territorio siciliano può, e deve, essere modificata nella direzione della maggiore partecipazione degli enti locali ai processi autorizzativi sulle istanze di ricerca ed estrazione di petrolio e gas e ci sono già le prime adesioni politiche a questo progetto presentato qualche mese fa dal Comitato No Trivellazioni nella Valle del Belice.

Tutto nasce dall’istanza di ricerca “Masseria Frisella” avanzata da Enel Longanesi e poi bloccata dalla Regione dopo una forte mobilitazione del comitato e della popolazione locale che ha spinto alcuni deputati regionali a presentare una raffica di mozioni no-triv all’Assemblea Regionale Siciliana. Tutte approvate.

Da questa esperienza il Comitato No Trivellazioni nella Valle del Belice ha scoperto che i dati sui progetti petroliferi sono segreti e non si può realmente sapere quali tecniche intendono utilizzare le compagnie durante le trivellazioni, a meno che non lo comunichino loro stesse. Allo stesso tempo è emerso chiaramente come il ruolo dei Comuni e degli altri enti locali sia assolutamente marginale nel processo autorizzativo: non contano quasi nulla.

>>Leggi le dichiarazioni riguardo la segretezza dei dati sui progetti petroliferi

Per questo sì è cominciato a lavorare per la modifica della legge 14/2000. L’ultimo passo di questo percorso è stato il convegno “Energia, Ambiente, Democrazia” del 24 marzo a Gibellina (Trapani) durante il quale si è fatto il punto sulla situazione grazie anche alla presenza di Enzo di Salvatore, professore associato di Diritto costituzionale all’università di Teramo che si occupa da tempo del quadro giuridico che regola le attività energetiche in Italia e nelle singole regioni.

>>Leggi le proposte di modifica della legge 14/2000 del Comitato No Triv

Un convegno durante il quale, si badi bene, non si è parlato solo di “uscire dal petrolio”, ma si è anche guardato al futuro e alla sostituzione del modello energetico grazie alla presenza di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, il quale ha messo in luce l’elevato potenziale sociale, economico e occupazionale derivante dal passaggio in Sicilia dall’estrazione e raffinazione di idrocarburi alla produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.

Presente anche Alfio La Rosa, portavoce e coordinatore del FRED – Forum Regionale Energia Distribuita, che ha ribadito l’esigenza di modificare la legge regionale 14/2000 e, contemporaneamente, rimettere mano al Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS).

>>Leggi le critiche del FRED alla Strategia Energetica Nazionale

Era presente anche il Coordinamento Nazionale No Triv, rappresentato da Francesco Masi. Il punto di partenza, in ogni caso, è e resta la modifica della legge regionale sulle trivellazioni. Ha spiegato Di Salvatore:

La legge regionale 14/2000 è potenzialmente in conflitto con la direttiva europea e certamente in contrasto con la normativa nazionale. Recenti sentenze della Corte Costituzionale, poi, tendono a limitare l’autonomia delle Regioni, anche quelle a statuto speciale come la Sicilia, in fatto di energia e ambiente.

Per tanto è opportuno mettere mano alla legge per rendere le regole siciliane su petrolio e gas più moderne e più aderenti al dettame europeo, tenendo in considerazione il nuovo atteggiamento della Corte.

L’appello è stato accolto da due deputate regionali belicine: l’On. Margherita La Rocca (UDC), che ha concordato sull’esigenza di modificare la legge in senso più democratico e partecipativo dimostrando la sua apertura per una prossima collaborazione alla stesura della nuova legge, e l’On. Valentina Palmeri (M5S), che ha annunciato il proprio impegno a portare le istanze del convegno all’attenzione della IV Commissione Ambiente dell’ARS.

Tra il dire e il fare c’è però di mezzo il mare. Un mare di trivelle e di interessi che vi ruotano attorno. La stessa La Rocca ha ammesso che prevede di dover far battaglia con il suo partito per ottenere questo risultato, mentre la posizione del Movimento 5 Stelle siciliano è attualmente un rebus.

Appena due giorni dopo il convegno di domenica 24, cioè martedì 26 marzo, il presidente stellato della Commissione Ambiente dell’Assemblea Regionale Giampiero Trizzino ha pubblicato una nota su Facebook nella quale ha dichiarato:

Stiamo studiando le royalties sulle concessioni per le trivellazioni a mare e a terra nonché per le attività di estrazione nelle cave. In Sicilia si distrugge il territorio a prezzi bassissimi.

Abbiamo coinvolto le commissioni parallele e le associazioni di protezione ambientale per presentare emendamenti a bilancio e finanziaria che ristabiliscano il giusto prezzo allo scempio che da anni viene fatto alla nostra terra.

Una posizione portata avanti anche durante il convengo di Gibellina da Mario Di Giovanna del Comitato Stoppa la Piattaforma, che durante la scorsa estate ha collaborato con Greenpeace nel mettere in luce i potenziali pericoli dell’aumento delle estrazioni di petrolio offshore nel Canale di Sicilia.

>>Approfondisci il tema: Greenpeace invita la Sicilia ad essere d’esempio sulle trivelle

Una posizione, tuttavia, ben diversa da quella che prevede di modificare la legge: anche aumentando le royalties, infatti, i problemi di trasparenza e scarsa partecipazione nel processo autorizzativo rimangono.

O forse si aggravano, perché se le società devono pagare di più per estrarre il petrolio e il gas saranno molto più “sulla difensiva” e molto meno disposte a collaborare. Considerando però che in Sicilia si estrae gas con il 7% di royalties e in altri Paesi anche con il 70% una cosa è sicura: aumentare la tassa non allontana la trivella. Tanto che la stessa Greenpeace punta al blocco totale delle concessioni petrolifere, non all’aumento delle royalties.

Ricapitolando, quindi, la deputata 5 Stelle Valentina Palmeri approva la modifica della legge regionale, ma il suo collega di movimento si concentra su una strategia molto diversa. Forse è arrivato il momento di giocare a carte scoperte: il Movimento 5 Stelle, che in Sicilia ha fatto già molto per l’ambiente e la salute riuscendo a far bloccare il progetto Muos, sulle trivelle deve mettersi d’accordo e comunicare cosa ha intenzione di fare.

Fonti: Comitato No Trivellazioni nel Belice, Giampiero Trizzino

29 marzo 2013
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