Petrolio e gas, sondaggio ISPO: gli italiani li amano veramente?

Ieri mattina, nella sede milanese di Edison, il famoso sondaggista Renato Mannheimer ha presentato una ricerca commissionata da Assomineraria (braccio di Confindustria che rappresenta le aziende del petrolio e del gas) sull’opinione degli italiani in merito agli idrocarburi.

Il sondaggio, condotto tra 800 intervistati e 101 “opinion leaders” e con un margine d’errore del 3,5%, è stato condotto telefonicamente a metà novembre. Al termine della presentazione molte agenzie di stampa si sono affrettate a scrivere che gli italiani amano il petrolio e il gas e vorrebbero aumentare le trivellazioni sul suolo nazionale.

Importanti agenzie di stampa e quotidiani hanno titolato che il 77% degli italiani sono favorevoli alle estrazioni. Ma cosa dicono esattamente gli italiani sulla questione petrolio e gas? Con le domande del sondaggio in mano, cerchiamo di capirne di più. La prima domanda era:

Alcuni dicono che oggi in Italia ci sono seri problemi di approvvigionamento di fonti primarie per la produzione di energia, altri invece sostengono che non ci sono problemi particolari. Secondo lei, l’approvvigionamento di fonti primarie in Italia oggi è:

Ecco le risposte:

  • Un problema molto serio: 45%
  • Un problema importante, ma come tanti altri: 45%
  • Non è un problema o lo è ma meno degli altri: 10%

Specificando che la domanda era per gli opinion leaders e non per la gente comune, se l’italiano non è un’opinione, questi dati dicono che per il 55% dei manager, dei giornalisti, degli uomini di cultura e dei politici italiani non c’è poi questa gran fretta di diminuire le importazioni di fonti primarie.

Seconda domanda, questa volta rivolta al pubblico:

L’Italia per far fronte al suo bisogno di energia compra gas e petrolio dall’estero. Abbiamo sentito in proposito alcune opinioni, mi dica quale condivide di più..

Ecco le risposte:

  • Occorre cercare al più presto alternative per liberarci dalla dipendenza estera: 67%
  • Il vero problema sono i paesi da cui dipendiamo che sono spesso instabili e con relazioni a rischiio: 16%
  • Non sa: 6%
  • Il rapporto con i paesi fornitori va bene così, ha sempre funzionato e riguarda paesi con cui godiamo ottimi rapporti: 11%

Il 67% della gente comune, quindi, chiede alternative alla dipendenza energetica dall’estero. Il che non vuol dire obbligatoriamente benedire la produzione nazionale di petrolio e gas, come vedremo tra poco.

Le successive domande, rivolte sia al pubblico che agli opinion leaders, descrivono la visione degli italiani sull’industria petrolifera, raffinazione esclusa:

Può creare o difendere posti di lavoro:

popolazione:

  • Sì: 77%
  • No: 14%
  • Non so: 9%

opinion leaders:

  • Sì: 66%
  • No: 29%
  • Non so: 5%

Può ridurre la dipendenza dall’estero:

popolazione:

  • Sì: 74%
  • No: 15%
  • Non so: 14%

opinion leaders

  • Sì: 55%
  • No: 41%
  • Non so: 4%

Può abbassare i costi dell’energia:

popolazione:

  • Sì: 71%
  • No: 17%
  • Non so: 12%

opinion leaders:

  • Sì: 61%
  • No: 35%
  • Non so: 4%

Da queste risposte sembrerebbe che l’italiano comune abbia una gran fiducia nell’industria petrolifera (e che gli opinion leaders ne abbiano molta di meno), ma non è affatto così. Al contrario: le successive domande mostrano chiaramente come gli italiani non si fidino affatto.

Secondo il campione intervistato dall’ISPO, infatti, l’industria petrolifera (raffinazione esclusa):

È moderna:

popolazione:

  • Sì: 39%
  • No: 39%
  • Non so: 22%

opinion leaders:

  • Sì: 41%
  • No: 46%
  • Non so: 13%

È sicura:

popolazione:

  • Sì: 46%
  • No: 32%
  • Non so: 22%

opinion leaders:

  • Sì: 62%
  • No: 26%
  • Non so: 12%

È rispettosa dell’ambiente:

popolazione:

  • Sì: 42%
  • No: 41%
  • Non so:17%

opinion leaders:

  • Sì: 53%
  • No: 36%
  • Non so: 11%

È rispettosa della salute:

popolazione:

  • Sì: 37%
  • No: 43%
  • Non so: 20%

opinion leaders:

  • Sì: 33%
  • No: 55%
  • Non so: 12%

Gli italiani, quindi, ritengono l’industria petrolifera non sicura per l’ambiente e la salute e non moderna. E, cosa ancor più importante, chi ha un titolo di studio più alto (tra gli opinion leaders i politici di sicuro abbassano la media, ma i docenti scolastici e universitari la alzano di parecchio) è ancor più diffidente.

Tutto questo le agenzie e i giornali italiani l’hanno saltato a piè pari, passando subito all’ultima domanda:

In conclusione mi dica quale tra le seguenti posizioni si avvicina di più a ciò che lei pensa che si dovrebbe fare in Italia:

Che ha avuto queste risposte:

Sviluppare l’attività estrattiva per essere quanto più autosufficiente dalle importazioni:

popolazione: 55%
opinion leaders: 57%

Continuare come ora a soddisfare il 10% del fabbisogno energetico mediante l’attività estrattiva:

popolazione: 22%
opinione leaders: 32%

Fermare completamente l’attività estrattiva:

popolazione: 9%
opinion leaders: 11%

I punti percentuali che mancano sono “Non so”. Da quest’ultima serie di domande le agenzie di stampa hanno estratto il 77% degli italiani favorevoli alle trivelle, o addirittura l’89% (percentuale che in realtà si riferisce solo agli opinion leaders e non alla gente comune.

Ora, se ci fermiamo un attimo a riflettere e incrociamo i dati, notiamo che l’Italia non ha affatto un’opinione positiva e ben costituita sulle trivellazioni di petrolio e gas.

Al contrario, le risposte sono contraddittorie: gli italiani temono gli effetti su salute e ambiente di questa industria, gli intellettuali li temono ancor di più, ma probabilmente per questioni occupazionali ed economiche vorrebbero più petrolio e gas estratto in Italia.

O, meglio: il 55% della gente comune lo vorrebbe, mentre per il 22% quello che già estraiamo basta e avanza e per l’11% è pure troppo.

Se c’è un giudizio da trarre da questo sondaggio, quindi, non è che gli italiani amano l’industria petrolifera. Ma che stanno raschiando il fondo e, pur di lavorare e di pagare meno l’energia (cosa peraltro tecnicamente impossibile aumentando la produzione nazionale), sono disposti a sopportare un settore che sanno benissimo essere antiquato e pericoloso per la salute e l’ambiente.

8 febbraio 2013
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I vostri commenti
Giuseppe Purricelli, domenica 10 febbraio 2013 alle0:58 ha scritto: rispondi »

Sono fandonie create per valorizzare le energie fossili. Gli Italiani sanno che con le energie rinnovabili diffusamente applicabili sulla conformazione del nostro territorio,possono dire addio a tali energie e propendere per le energie rinnovabili. Troppi sono gli interessi delle compagnie petrolifere e  dei politici al loro soldo,per questo cercano di boicottare le energie rinnovabili e tecnologiche,come :eolico,fotovoltaico,campane marine,turbine x corsi d'acqua,motori ad induzione magnetica,sistemi KDV(rifiuti),ecc... ecc.... Invito questi commentatori a interpellarmi e non a chiedere a politici e persone incompetenti.Cordialmente.

Giulianolepri, venerdì 8 febbraio 2013 alle21:29 ha scritto: rispondi »

Alessandro ha perfettamente inquadrato il problema.   Questionario poco serio e pilotato, architettato per ottenere risposte indirizzate al consenso sulla prospezione ed estrazione (meglio: raschiamento) del fondo di barile del residuo petrolio italiano, assolutamente insignificante se rapportato ai consumi nazionali.   Intanto il titolo del post è sbagliato: come si fa ad amare (!) il petrolio ed il gas, se ne ha semplicemente bisogno, anzi oggi e chissà per quanto tempo ancora non se ne può (potrà) fare a meno.   Io sono convinto che la giusta via per attenuare i disagi e gli effetti negativi della progressiva minor disponibilità e dei costi crescenti degli idrocarburi, indipendentemente dalle domande qui poste e dalle risposte ricevute, non potrà che passare attraverso l’attuazione di:   -          riduzione degli sprechi, di energia in senso lato e di risorse naturali -          efficientamento delle perdite termiche negli edifici -          aumento dell’efficienza media della produzione termoelettrica -          aumento dell’incidenza e diffusione delle fonti rinnovabili, contemporaneamente al miglioramento delle reti di distribuzione elettrica e implementazione di proporzionati sistemi di accumulo, in modo da minimizzare la discontinuità tipica di queste fonti -          parziale e progressivo spostamento dai trasporti su gomma a quelli su rotaia, da quelli privati a quelli pubblici, dai motori endotermici a quelli elettrici -          significativa produzione aggiuntiva di energia elettrica dallo sfruttamento del vento di alta quota (es: KiteGen)     

Angelo, venerdì 8 febbraio 2013 alle21:07 ha scritto: rispondi »

Ma Alessandro, cosa dici ?! Ma che trivellazioni ! Si vede che non abiti nella bassa modenese ! Di trivellazioni per la ricerca di idrocarburi ne abbiamo già subite abbastanza ( 7000 pozzi in Italia  ) un vero e proprio gruviera !  E poi ci riempiamo la bocca disquisendo di dissesti geologici, inquinamento delle falde acquifere, sfrugugliamento delle faglie, ecc. ecc. ! Basta trivellazioni !

alessandro, venerdì 8 febbraio 2013 alle19:54 ha scritto: rispondi »

Mah, più che altro il sondaggio evita accuratamente di citare problemi come il cambiamento climatico e, soprattutto, non offre nessuna alternativa ai fossili.  Secondo voi che avrebbe risposto il campione se avessero chiesto: quale alternativa alle importazioni energetiche preferite: più trivellazioni nazionali o più energie rinnovabili?  Forse allora la vera opinione degli italiani sarebbe stata chiara persino ai media....

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