Petrolio della petroliera affondata raggiunge le coste giapponesi

Il petrolio fuoriuscito dalla petroliera iraniana Sanchi affondata lo scorso gennaio nel Mar della Cina ha raggiunto le coste giapponesi, come segnalato dalla Guardia Costiera nipponica che ha analizzato campioni di materia oleosa trovati negli scorsi giorni sulle rive delle isole Okinoerabu e Yoron che fanno parte di una catena di isole che comprende Amami-Oshima e Okinawa, zone famose per le spiagge incontaminate e le splendide barriere coralline di cui dispongono.

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Dopo essersi scontrata con una nave mercantile lo scorso 6 gennaio, la petroliera Sanchi è affondata il 14 gennaio in quello che è considerato il peggior disastro ambientale mondiale legato al petrolio da decenni. Un funzionario della Guardia Costiera giapponese ha confermato a Reuters che:

La macchia oleosa giunta sul litorale delle due isole è estremamente probabile che sia legata all’incidente della Sanchi, considerando la somiglianza del petrolio e il fatto che non c’è stata alcuna catastrofe marina che abbia coinvolto la fuoriuscita di petrolio nella vicina area marittima.

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La petroliera iraniana stava trasportando 111 mila tonnellate (ovvero circa 810 mila barili) di condensa, un tipo di petrolio greggio ultraleggero e altamente infiammabile la cui maggior parte è stato riversato in mare, dopo che la nave ha preso a fuoco. A gennaio il ministero dell’Ambiente giapponese aveva detto che vi erano poche possibilità che il petrolio avrebbe raggiunto le coste del Giappone, ma non è stato così e ora si temono conseguenze per l’ambiente, ma anche per la salute umana.

23 febbraio 2018
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