Fra tutte le ricerche curiose che quotidianamente trovano pubblicazione, quella del Waltham Center for Pet Nutrition rischia di essere la più singolare. Il centro per lo studio animale britannico, infatti, ha voluto indagare tutti i segreti di un’abitudine del cane poco amata dai proprietari di un cane: quella delle flatulenze. Sì, proprio così: i peti di Fido possono ora godere di una ricerca estensiva per comprenderne tutte le proprietà chimiche, nonché le motivazioni alla base del cattivo odore.

Per misurare quel che di solito non è tangibile alla vista, i ricercatori hanno inventato una speciale pettorina. Lo studio, chiamato “Collection and analysis of rectal gases” – collezione e analisi dei gas rettali – vede infatti l’impiego di un apposito dispositivo elettronico, legato a un cappottino, con un sensore per gli odori montato in prossimità della coda del cane. Ovviamente l’animale non prova dolore nell’indossare l’elaborato macchinario né lo strumento è di limitazione ai suoi movimenti: dall’esterno, infatti, è in tutto e per tutto identico a una delle tante pettorine a cui i proprietari ricorrono durante l’inverno.

Indossato per tutta la giornata, e testato su diverse razze canine, il dispositivo ha potuto rilevare le emissioni odorose del cane. E il primo risultato evidente è stata la composizione di quanto prodotto: i peti di Fido sono fatti di azoto, ossigeno, anidride carbonica, idrogeno e metano, gran parte scarti dell’attività di digestione e fermentazione dei cibi nell’intestino. Più che la composizione chimica, però, ben più stupefacente è l’analisi dell’odore, la questione che più turba gli amanti del cane.

Per riuscire a comprendere il livello di sgradevolezza dei prodotti di Fido, sono stati impiegati dei veri e propri giudici umani. E ne è stata elaborata una scala di intensità, secondo la seguente classificazione:

Ogni episodio di flatulenza è stato classificato in una scala da 1 a 5, dove 5 rappresenta l’odore più insopportabile e 1 il rumore senza puzza. Un punteggio di 2 rappresenta un odore appena percepibile, 3 mediamente sgradevole e 4 un cattivo odore.

Dall’osservazione e dal test olfattivo, i ricercatori hanno scoperto come all’aumentare dell’olezzo crescano anche le emissioni di solfuro di idrogeno, una sostanza responsabile di un odore simile alle uova in decomposizione. La vera domanda è però un’altra: per quale motivo si è voluta analizzare una questione così intima – e a tratti imbarazzante – per il mondo canino? La risposta è semplice: per comprendere al meglio la corretta alimentazione del cane, così come per prevenire gravi patologie che proprio dall’apparato digerente potrebbero manifestare i primi segnali.

9 dicembre 2013
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