Fari puntati sull’associazione animalista internazionale PETA, da sempre nota all’opinione pubblica per le sue campagne shock in difesa degli animali. Questa volta il gruppo non finisce agli onori di cronaca per aver assoldato una bellissima attrice per le sue campagne di nudo animalista – tra le tante, anche la nostrana Elisabetta Canalis – ma per la soppressione di oltre 1.600 cani e gatti.

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È quanto riporta La Stampa, così come altre testate internazionali, sulla gestione di un rifugio PETA in Virginia, negli Stati Uniti. Pare che l’associazione abbia soppresso 1.647 cani e gatti soccorsi nel solo 2012, perché considerati “non adottabili”. Un fatto che sta generando una vera e propria bufera fuori e dentro al Web, con l’opinione pubblica pronta a ritirare in massa il supporto al gruppo.

Le accuse provengono dal Center for Consumer Freedom, associazione dei consumatori statunitense che da anni si scontra proprio con PETA. Entrato in possesso delle statistiche sulla soppressione legale degli animali al rifugio incriminato, il gruppo ha dimostrato come nel 2012 PETA abbia preso in custodia 1.100 cani e 733 gatti, di cui rispettivamente 1.045 e 602 condannati a eutanasia. Il Center for Consumer Freedom ha quindi elaborato delle stime, fino a ipotizzare la morte di 29.398 animali dal 1998 a oggi.

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Emerse le critiche sulla stampa, PETA ha voluto difendersi affidando un commento a una portavoce. Gli animali sarebbero stati soppressi perché troppo aggressivi o malati, quindi non adottabili, e per questo il gruppo invita cittadini e istituzioni a puntare maggiormente sulla sterilizzazione per contenere il fenomeno. Ma i numeri continuano a essere elevatissimi e gettano l’ombra di più di un dubbio. Questa la dichiarazione ufficiale:

«La maggior parte degli animali che prendiamo in custodia sono rifiutati dalla società, sono aggressivi, su punto di morte, o comunque non adottabili. […] Fino a quando gli animali si fanno riprodurre di propria iniziativa e le persone non sterilizzano i loro amici a quattro zampe, i rifugi aperti e le organizzazioni come le PETA devono fare il lavoro sporco della società. L’eutanasia non è una soluzione alla sovrappopolazione, ma, vista la crisi attuale, è una tragica necessità.»

Foto: Homeless Stray Dog On Street | Shutterstock

21 marzo 2013
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I vostri commenti
Roby, martedì 16 luglio 2013 alle7:38 ha scritto: rispondi »

Naturalmente spero che non sia come descritto. Ma considero pure che la morte sia meglio che passare la vita dietro le sbarre! Sono convinto che ogni essere umanoide dovrebbe passare alcune settimane alle stesse condizioni, forse ma solo forse una lucina gli farà capire cosa intendo sopra!

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