PETA denuncia la barbarie della lana d’angora e il mondo della moda reagisce all’appello. È quanto sta succedendo in questi giorni a seguito della pubblicazione di un video sulle torture subite dai conigli d’allevamento, così come già riportato in un precedente intervento, protagonisti in Asia di pratiche intollerabili per la produzione del filato. E c’è già chi passa all’azione, come il colosso della moda consumer H&M.

La lana d’angora viene realizzata dal manto dell’omonimo coniglio: si tratta di un filato particolarmente richiesto e lussuoso, perché infinitamente morbido. Solitamente gli animali vengono rasati nel tentativo di far subire loro il minimo disagio possibile – sebbene questa pratica sia comunque considerata inammissibile dagli animalisti – ma quel che succede in Cina va ben oltre agli standard consolidati.

Stando al video ripreso direttamente negli allevamenti cinesi, anziché le normali operazioni di tosatura gli animali vengono sottoposti alla pratica del “plucking”. In altre parole, il pelo viene strappato dalla pelle così da recuperarne l’intera lunghezza, il tutto fra dolori atroci per gli impauriti roditori. All’esemplare d’angora vengono legate le zampe anteriori con del filo di ferro, quindi si inizia a strapparne il pelo, il tutto fra i guaiti sofferenti dell’animale. A fine operazione il coniglio è riposto nella sua gabbia: la pelle completamente abrasa, ricoperta di ferite sanguinolente. E proprio in vicinanza del Natale, quando l’acquisto di maglioni e altri capi d’angora aumenta, PETA chiede ai consumatori il massimo dell’attenzione:

PETA si appella agli acquirenti in questa stagione natalizia. Prendetevi il tempo di leggere l’etichetta di un maglione o di una sciarpa prima di acquistarlo. Se vi è scritto “angora”, lasciatelo sullo scaffale.

Alla denuncia di PETA ha fatto seguito l’azione diretta di H&M, il colosso dell’abbigliamento alla portata di tutti, che ha deciso di sospendere le forniture di lana d’angora finché la situazione non sarà meglio chiarita.

La pratica del plucking non è accettabile in accordo alla nostra policy produttiva. Accelereremo ora indagini ulteriori fra i nostri sub-fornitori per assicurare il rispetto della nostra politica.

Di seguito il filmato prodotto dall’associazione animalista, di cui si sconsiglia la visione agli utenti più impressionabili.

9 dicembre 2013
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento