La PETA è scesa in campo in difesa dell’orca Lolita, da anni attrazione fissa del parco acquatico Seaquarium di Miami. Le informazioni raccolte dall’associazione animalista, insieme all’Animal Legal Defense Fund e l’Orca Network, sono state inoltrate al National Marine Fisheries Service e includerebbero di fatto l’animale nel gruppo della ESA. Ovvero il programma di salvaguardia, cura e riqualificazione delle orche.

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Questi animali, dalle dimensioni considerevoli, in alcune zone sono a rischio estinzione. Il programma infatti fa riferimento al Southern Resident Killer Whales (SRKW), una piccola comunità di orche sotto protezione situata nella zona Nord orientale dell’Oceano Atlantico. La Peta richiede l’inserimento immediato di Lolita nella comunità di soccorso, per strapparla alla cattività e ricongiungerla con il gruppo di simili.

La storia di Lolita ha origini lontane, l’orca è stata catturata negli anni 70 insieme a un gruppo di balene e venduta a vari parchi marini sparsi per gli USA. Si pensa che la sua famiglia e sua madre, l’82enne Ocean Sun, viva ancora nelle acque dello stato di Washington dove la figlia venne catturata. Ancora oggi Lolita emette il richiamo tipico della specie, per cercare di mettersi in contatto con la sua famiglia.

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Per anni ha spartito lo spazio del Seaquarium con un’altra orca, Hugo, condividendo una pacifica amicizia. Ma alla morte dello stesso, per aneurisma cerebrale, Lolita si è chiusa nel dolore mostrando segni di lutto e disturbi del sonno. Nonostante nel 2005 le orche della zona del Sud siano state incluse in un gruppo di animali in pericolo, e quindi prelevate in direzione dei bacini di salvaguardia, Lolita è stata esclusa e ha continuato a vivere nel parco marino.

Sebbene possieda tutte e carte in regola per un rilascio graduale in natura, presso il Southern Resident Killer Whales (SRKW), Lolita continua a esibirsi a Miami. La PETA, tramite una petizione, sta catapultando l’attenzione dei media e delle istituzioni preposte, nella speranza di un rilascio immediato.

28 giugno 2013
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