Continuano le polemiche che coinvolgono PETA e la sua politica per la soppressione degli animali, una scelta che sta sconvolgendo l’opinione pubblica. Secondo alcune stime riportate dal Center for Consumer Freedom (CCF), la percentuale di esemplari uccisi solo nel 2013, presso il centro di Norfolk in Virginia, raggiungerebbe l’82%. Una media di 5 cani e gatti al giorno, un dato allarmante visti i massicci salvataggi di randagi a opera dell’associazione animalista.

PETA dal canto suo difende la sua scelta e la definisce come soluzione ultima per cani malati o gatti moribondi, quindi una decisione presa a fronte di condizioni non recuperabili. Gli esemplari soppressi solo nel 2013 sarebbero 1.792, a fronte dei 1.647 dell’anno precedente.

I dati sono riportati dal Virginia Department of Agriculture and Consumer Services (VDACS) che ne traccia il passaggio annuale. Dal 1998 a oggi circa 31.190 animali sono stati soppressi per mano della PETA: all’origine delle polemiche il ritrovamento nel 2005 di alcuni cadaveri gettati all’interno di un cassonetto nei pressi di un esercizio commerciale nel North Carolina. I responsabili, alcuni lavoratori dell’associazione, avevano soppresso animali ancora in salute e definiti adottabili. Una decisione che stride con i comunicati sostenuti dal gruppo, che ha condotto i responsabili davanti al giudice. Gli artefici del gesto sono stati comunque scagionati nel 2007 e alcuni dati sostengono che la percentuale degli esemplari sottoposti a eutanasia, solo nello stato della Virginia, sia sceso drasticamente.

Eppure PETA rimane al centro della polemica. Lo stesso Will Coggin, senior research analyst al CCF, definisce il tutto come l’operato di un:

Delirante gruppo animalista in grado di predicare bene e razzolare male, da un lato reclama i diritti degli animali e dall’altro condanna a morte l’82% degli esemplari salvati dalle strade. Definire PETA ipocrita sarebbe l’eufemismo dell’anno. Il rifugio dell’associazione può essere paragonato a un macello. Un’incongruenza per un gruppo che una volta rapportò gli allevamenti in batteria allo sterminio dell’Olocausto.

Alcune indagini hanno fatto emergere come l’associazione preferisca la soppressione rapida alla ricerca di una nuova casa, scelta messa in atto in molte occasioni. Solo nel 2010, l’84% degli esemplari salvati furono soppressi in meno di 24 ore. Ma l’associazione non ci sta e dichiara il suo disaccordo sulle informazioni pubblicate: Secondo Daphne Nachminovitch, capo del dipartimento indagini di PETA

PETA ha soppresso 1.805 tra esemplari anziani, selvatici, malati, morenti, aggressivi e non adottabili. Di questi circa 400 sono stati consegnati dai loro proprietari in condizioni drammatiche e ormai terminali, molti dei quali indigenti e impossibilitati a pagare cure finali o soppressione.

10 febbraio 2014
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I vostri commenti
Andrea, venerdì 28 febbraio 2014 alle16:20 ha scritto: rispondi »

ma è vero quest'articolo? non so, io ne ho trovati molti su PETA su questo sito non so cosa pensare davvero!! :(

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