Un altra pratica illecita vede protagonisti i cani e proviene, come ormai consuetudine, dagli Stati Uniti. Si chiama pet-flipping ed è, a titolo esemplificativo, una singolare e crudele modalità di vendita di esemplari adulti e cuccioli.

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Non sarà violenta come il trunking, la pratica di combattimento a stelle e strisce di cui si è data triste notizia qualche settimana fa, ma è comunque preoccupante. Nella pratica, un malintenzionato ruba un cane o lo recupera dai siti d’annunci spacciandosi per il reale proprietario dopo una perdita accidentale. L’esemplare viene quindi venduto al miglior offerente sulla piazza.

Definibile sia come appropriazione indebita che come truffa, il pet-flipping sta sollevando molteplici polemiche sul territorio nordamericano, per il numero di casi sempre più frequente. Il problema è connesso alla gestione dei proprietari nel post-vendita, oltre che all’illecito furto, perché due famiglie si troveranno a contendersi l’amore del cane. Spesso gli animali sottratti vengono trovati dopo mesi o anni, nella maggior parte degli episodi per caso, quindi si viene a creare una contrapposizione tra i proprietari originari e la nuova famiglia. I primi vogliono ovviamente recuperare il loro cane perduto, i secondi non riescono a separarsi dal cucciolo che da mesi amano e accudiscono. Naturalmente la legge è a favore dei primi, perché gli acquirenti di un animale vittima di furto non possono di certo rivendicare diritti su una compravendita non ammessa.

I casi, diffusi soprattutto a Kansas City, Indianapolis e Saint Louis, raggiungono una cifra davvero stupefacente: sono 2.670 i cani restituiti alle famiglie d’origine grazie all’aiuto di associazioni come Indy Lost Pet Alert. I più colpiti sono gli esemplari di razza pregiata, come lecito attendersi, perché è molto probabile ottenerne guadagni maggiori dalla loro vendita illecita.

Emblematico è un episodio riportato da alcune testate, tanto per capire come funzioni il sistema nella vita di tutti i giorni. Elizabeth Arroyo ha perso il suo cane Raiden nel mese di giugno. Dopo poche settimane su Craiglist, un noto sito di annunci, ha visto l’animale in un messaggio in cui non si parlava di ritrovamento, bensì di vendita. Concordata un incontro con il malintenzionato, il quale ha richiesto 900 dollari per la trattativa, si è reso necessario l’intervento della polizia. In molti, inoltre, sostengono che dietro al pet-flipping non vi siano ladruncoli qualunque, bensì la criminalità organizzata dati i guadagni importanti che l’attività può procurare.

17 luglio 2013
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