La scomparsa degli insetti impollinatori selvatici fa diminuire la resa di molte coltivazioni. Sostituire questi insetti portando alveari di api domestiche sui campi al momento della fioritura non basta: le api da sole non sono così efficienti come lo sarebbe la natura. Gli impollinatori selvatici includono mosche, farfalle e coleotteri che provengono dagli ambienti naturali o semi-naturali ai margini delle colture.

Un team di 50 ricercatori ha studiato l’impollinazione in 600 diversi campi coltivati, situati in diverse parti del mondo dove crescono 41 specie alimentari come i pomodori e il caffè. Le enormi estensioni di monocultura tipiche dell’agricoltura industriale fanno sì che le piante siano troppo distanti dalle zone di provenienza degli insetti impollinatori selvatici per poter beneficiare del loro lavoro.

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Oltre all’estensione delle coltivazioni, bisogna considerare anche l’effetto degli insetticidi tutto intorno ai campi, dove in qualche misura comunque arrivano i loro effetti nocivi per gli insetti. L’Europa ha iniziato a mettere al bando alcuni pesticidi tossici per le api, ma si deve fare di più.

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Il professor Lawrence Harder dell’Università di Calgary ha evidenziato che paradossalmente proprio l’uso di antiparassitari pensato per proteggere il raccolto è uno dei fattori che provoca la diminuzione della resa dei campi. Per produrre di più si dovrebbe quindi favorire l’arrivo degli insetti selvatici, dando loro habitat adatti all’interno delle zone agricole e limitando l’uso dei pesticidi.

5 marzo 2013
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