Si è tenuto ieri a Expo Milano 2015 il primo incontro nazionale degli agricoltori e artigiani che operano nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale, culturale dei territori. Durante l’incontro Legambiente ha presentato il nuovo rapporto, dal titolo “Stop pesticidi”, sui residui chimici presenti nei prodotti ortofrutticoli e derivati in commercio in Italia.

Presenti all’incontro anche il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, Rossella Muroni, direttrice nazionale Legambiente, Lucio Cavazzoni, presidente Alce Nero, Daniela Sciarra, coordinatrice Agricoltura Legambiente, Franco Berrino, Istituto dei Tumori di Milano, Ulrich Veith, Sindaco di Malles, Diego Pagani, Presidente Conapi e Beppe Croce, responsabile Agricoltura Legambiente.

I risultati parlano di una percentuale ristretta di campioni risultati fuori legge: lo 0,7%, leggermente in crescita rispetto allo 0,6% del 2012. Su un totale di 7.132 campioni analizzati la percentuale di campioni regolari e privi di alcun residuo di pesticida è scesa dal 64% al 58%, mentre la percentuale di campioni regolari, ma contenenti almeno un residuo è cresciuta fino al 42%.

Il multiresiduo sembra essere la minaccia principale: dal 2012 al 2014 è salito dal 17,1% al 22,4%. La categoria in cui è più facile riscontrare questo fenomeno è la frutta, per la quale il 43,3% del totale dei campioni analizzati contiene due o più residui chimici. I record sono stati raggiunti da un campione di mele in Liguria, ma di provenienza extraregionale, che conteneva 5 residui, uno di fragole a Bolzano che ne conteneva 8 e uno di uva da tavola in Puglia che ne conteneva addirittura 15.

Particolarmente delicata la situazione riguardante il vino: in Friuli Venezia Giulia in un campione di vino sono stati rilevati fino a 7 residui; secondo il laboratorio di analisi della Provincia di Bolzano (che ha analizzato anche prodotti non locali) su 37 vini analizzati 24 contengono una media di 3 o 4 residui di fitofarmaci, con punte fino a 8 residui in un vino DOC di produzione locale.

Elevato il numero delle “non conformità” in Emilia Romagna: ben 11, di cui 5 in campioni di pere, clementine e uva da vino trattate con sostanze attive non più autorizzate in Italia per queste colture. Le altre riguardavano il superamento dei limiti previsti per legge delle sostanze autorizzate.

I composti chimici che è più frequente riscontare sono il Boscalid, il Captano, il Clorpirifos, il Fosmet, il Metalaxil, l’Imidacloprid, il Dimetoato e l’Iprodione. Le loro concentrazioni sono regolate dalle norme singolarmente, ma non si considera ancora abbastanza quelli che possono essere gli effetti di accumulo di più sostanze diverse, come spiega Rossella Muroni, direttrice di Legambiente:

I piani di controllo dei residui di fitosanitari negli alimenti, predisposti a livello europeo e nazionale, non dedicano la giusta attenzione al fenomeno del multiresiduo e delle sue possibili ripercussioni sulla salute dei consumatori. La normativa continua a considerare sempre un solo principio attivo, fissandone i limiti come se fosse l’unico a contaminare un prodotto.

Come abbiamo visto però, i residui possono essere anche più di dieci e dunque è fondamentale che l’EFSA si attivi per valutare e definire i rischi connessi ai potenziali effetti sinergici sulla salute dei consumatori e degli operatori e quelli sull’ambiente. Anche la legislazione europea (Regulation (EC) n. 396/2005) chiede che nella determinazione del LMR si tenga conto dei possibili effetti cumulativi, additivi e sinergici tra le sostanze, metodologia che oggi tarda ad essere applicata.

1 ottobre 2015
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