Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività o ADHD è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Il comportamento del bambino che ne è affetto è caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo e integrazione e adattamento sociale dei bambini. La patologia è stata descritta per la prima volta nel 1902 e da allora sempre più studiata e definita. Viene ritenuta dipendente da fattori genetici ai quali si aggiungono le condizioni sociali e fisiche di ciascun soggetto.

Un nuovo studio realizzato da un team del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati assocerebbe la presenza di questa sindrome, soprattutto nei bambini maschi, all’esposizione a pesticidi piretroidi: molto usati a livello domestico, in particolare per il controllo dei parassiti.

Sono sostanze che vengono usate sempre di più anche in agricoltura, soprattutto dopo che altre molto più tossiche come gli organofosfati sono stati vietati. L’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti ha vietato già nel 2000-2001 i due organofosfati più comuni. I piretroidi sono ritenuti al contrario abbastanza sicuri e si sostiene possano avere solo un effetto irritante a carico delle mucose oculari, delle prime vie aeree e del tratto digerente.

Alcuni studi condotti su topi avevano già dimostrato, come conseguenza dell’esposizione a piretroidi, uno stato di iperattività, impulsività e anomalie nel sistema dopaminergico nei soggetti maschi. Questo ha portato i ricercatori del Children’s Hospital Medical Center, a condurre una ricerca su 687 bambini di età dagli 8 ai 15 anni.

Hanno utilizzato i dati del 2000-2001 del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), l’unico studio che aveva incluso anche delle interviste diagnostiche fatte a bambini che presentavano sintomi dovuti a ADHD secondo il metodo del Diagnosic Interview Schedule for Children e aveva misurato la presenza di biomarcatori dei pesticidi piretroidi analizzando le urine di metà dei bambini tra gli 8 e gli 11 anni e di un terzo di quelli tra i 12 e i 15.

Il biomarcatore in questione è il 3-PBA. In seguito alle misurazioni si è visto che l’iperattività e l’impulsività (più che la disattenzione) aumentano del 50% ogni volta che i livelli di 3-PBA, nei ragazzi, aumentano di 10 volte, mentre non sono state trovate correlazioni con lo stesso tipo di disturbo nelle bambine. La dottoressa Tanya Froehlich, pediatra dello sviluppo infantile a Cincinnati e autrice dello studio precisa:

Dato che i piretroidi non sono persistenti e vengono rapidamente metabolizzati, le misure nel corso del tempo forniscono una valutazione più accurata dell’esposizione tipica e sono raccomandate negli studi futuri prima di poter affermare con certezza che i nostri risultati hanno implicazioni per la salute pubblica.

5 giugno 2015
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