Non peggiora in modo evidente, ma non migliora neanche di molto, lo stato di contaminazione da fitofarmaci e altre sostanze di sintesi nei prodotti ortofrutticoli venduti in Italia. È quanto emerge dall’edizione 2012 del rapporto Pesticidi nel piatto di Legambiente, elaborato a partire dai dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e uffici regionali competenti.

Secondo il dossier, è risultato fuorilegge lo 0,6% dei campioni esaminati, praticamente la stessa percentuale dello scorso anno. Stabili, al 18,3%, i prodotti alimentari contaminati da una sola sostanza chimica (anche se entro i limiti indicati dalla legge), mentre calano di circa un punto percentuale quelli in cui si riscontrano tracce di più pesticidi diversi, che passano dal 18,5% al 17,5% in un anno.

A prima vista, dunque, la situazione appare abbastanza rassicurante, ma a un’analisi più approfondita emergono comunque dati che preoccupano. A cominciare dalla crescita di frutta e verdura contaminata da diverse sostanze chimiche, in qualche caso addirittura 8 o 9.

Lo sottolinea il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza:

Una lettura più attenta dei risultati delle analisi condotte dai laboratori regionali ed elaborati da Legambiente in questo studio mostra una situazione tutt’altro che rassicurante, con numerosi casi di prodotti ortofrutticoli e derivati contaminati da 7, 8 e addirittura 9 principi attivi differenti, in un composto che nessuno ha mai studiato e analizzato e che potenzialmente potrebbe essere molto dannoso per la salute dei consumatori e per l’ambiente.

Non mancano, comunque, le note positive, come l’armonizzazione europea dei limiti massimi di residui ammessi negli alimenti (una novità degli ultimi anni, ndr) e soprattutto l’aumento dei controlli, garantito dalle normative di recente applicazione.

Per quanto riguarda i singoli prodotti censiti da Pesticidi nel piatto 2012, preoccupa la situazione delle mele trentine, risultate, in base alle analisi effettuate nei laboratori di Bolzano, contaminate da più residui chimici nel 65% dei casi, anche se le concentrazioni rispettano i limiti massimi fissati dalla normativa. Situazione analoga anche per uva e vino, con campioni multi-residuo anche in Veneto e Piemonte.

Commenta a questo proposito il senatore Francesco Ferrante, autore di un disegno di legge sul tema:

Che la questione del multi-residuo non sia più rinviabile lo confermano proprio i dati del rapporto annuale di Legambiente. Ora sta al Governo recepire questo campanello d’allarme prevedendo le dovute contromisure nel Piano d’azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che è in via di definizione e che a oggi non contempla il riferimento al multi residuo.

Il dossier di Legambiente fornisce indicazioni anche sul tipo di sostanze maggiormente presenti. Spiccano, in questo senso, i dati relativi al Clorpirifos, un insetticida che secondo diversi studi scientifici ha una marcata attività neurotossica. Molto presenti nell’ortofrutta anche il captano, un fungicida sospettato di essere cancerogeno, e il Fosmet, un insetticida molto inquinante e pericoloso per le api.

31 ottobre 2012
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I vostri commenti
Giuseppe Purricelli, mercoledì 31 ottobre 2012 alle23:37 ha scritto: rispondi »

PENSO CHE LA TECNOLOGIA CI POSSA DARE UNA MANO,CON SISTEMI AD ONDE MAGNETICHE CHE TENGONO ALLA LARGA I PARASSITI. QUALCHE COSA GIA' SI TROVA IN COMMERCIO. INVITO GLI SCIENZATI IN ELETTRONICA A SVILUPPARE QUESTI PRODOTTI E I CONTADINI AD AGGIORNARSI X PRODURRE CIBO BIOLOGICO SENZA INQUINAMENTO . X ALIMENTARLI, SI POSSONO USARE LE TECNOLOGIE DELLE RINNOVABILI X NON FAR PESARE LA BOLETTA ELETTRICA. EVITANDO COSI' DI AVVELENARE I CIBI.CORDIALMENTE. 

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