Acqua e suolo inquinati per due terzi dai pesticidi. Questo il bilancio dei meleti europei sulla base dei dati forniti da Greenpeace, secondo cui in ciascun meleto vi sarebbero in media 13 diverse sostanze nocive per campione di suolo raccolto (10 per quelli di acqua). Composti chimici identificati come a elevata tossicità sia per l’uomo che per l’ambiente.

I preoccupanti dati sulle condizioni dei terreni e delle risorse idriche che ruotano intorno alle coltivazioni intensive di mele sono esposti da Greenpeace nel rapporto “Il gusto amaro della produzione intensiva di mele. Un’analisi dei pesticidi nei meleti europei e di come soluzioni ecologiche possono fare la differenza”.

Nel documento sono pubblicati i risultati delle analisi degli 85 campioni di acqua (36) e suolo (49), che l’associazione ha raccolto in 12 Paesi europei, Italia compresa, durante i mesi di marzo e aprile 2015.

Sono stati rilevati 53 differenti pesticidi, mentre sono risultati contaminati da almeno una di queste sostanze il 78% dei campioni di suolo e il 72% di quelli d’acqua. Secondo quanto ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile Campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace Italia:

L’Italia è uno dei maggiori produttori di mele a livello europeo. Abbandonare un modello agricolo fortemente dipendente dai prodotti chimici è fondamentale, anche per proteggere i nostri agricoltori e le loro famiglie, che sono i primi a essere direttamente esposti. L’imponente uso di queste sostanze nella produzione intensiva di mele è un altro fallimento dell’agricoltura industriale.

Ai dati sull’inquinamento dei meleti derivato dall’uso di pesticidi vengono affiancati nel documento anche esempi positivi di pratiche agricole ecologiche, utili per realizzare coltivazioni sostenibili e non inquinanti per suolo e risorse idriche. Come ha sottolineato in conclusione la stessa Ferrario:

Greenpeace chiede ai Paesi dell’UE di bandire i pesticidi chimici di sintesi dalle coltivazioni europee, e di indirizzare i sussidi a sostegno di pratiche ecologiche, tutelando così la salute degli agricoltori, delle acque e del suolo.

Esistono già soluzioni ecologiche adottate da migliaia di agricoltori in tutta Europa. Per lo sviluppo di queste buone pratiche, è necessario che anche la grande distribuzione faccia la sua parte incentivando il passaggio a pratiche sostenibili.

16 giugno 2015
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I vostri commenti
Silvano Ghezzo, mercoledì 17 giugno 2015 alle1:26 ha scritto: rispondi »

Ottime e nobili intenzioni, ma sbattono la testa contro 7 miliardi di bocche da sfamare.

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