Il DDT, insetticida policlorurato, usato fin dal 1938 è vietato dagli anni ’70 in molti Paesi. Si tratta di un inquinante organico persistente e i suoi metaboliti sono ancora ben presenti nell’ambiente e sono entrati nelle catene alimentari. Si tratta di sostanze la cui azione perturbatrice del sistema endocrino è stata ampiamente dimostrata e vengono definiti per questo “estrogeni ambientali”.

Vari studi hanno inoltre collegato la presenza di queste sostanze nell’ambiente ad un aumento dei difetti nei nuovi nati, a una riduzione della fertilità e ad un aumento dei casi di diabete di tipo 2. Una ricerca appena pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism della statunitense Endocrine Society è andata ad approfondire gli effetti di questo tipo di composti in donne in pre-menopausa e post-menopausa trovando una correlazione tra l’esposizione a questi pesticidi e l’aumento del rischio relativamente a patologie cardiovascolari o all’insorgere di infezioni.

Diana Teixeira, dottoranda presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Oporto, in Portogallo e una degli autori della ricerca, spiega che:

Dopo che la struttura del DDT si rompe, come per altri pesticidi simili, residui chimici chiamati metaboliti si accumulano nel tessuto adiposo delle donne.

Sono stati quindi analizzati campioni di tessuto e di sangue di 121 donne obese, sottoposte a chirurgia bariatrica all’ospedale S. João di Oporto, delle quali 73 erano in pre-menopausa e 48 in post-menopausa. Sono stati controllati i livelli di colesterolo e di glicemia a digiuno.

Quello che si è scoperto è una correlazione tra la quantità di “estrogeni ambientali” accumulati nel tessuto adiposo dell’addome delle donne in fase di pre-menopausa e livelli medi di zucchero nel sangue più alti. Si è poi visto che lo stesso campione di donne manifestava un rischio maggiore di sviluppo di infiammazioni e calcolando mediante il fattore Framingham, il rischio a 10 anni relativamente a malattie cardiovascolari, si è potuto confermare anche un rischio maggiore per questo tipo di patologie. La dottoressa Teixeira ne spiega le cause:

Quando una grande quantità di questi estrogeni ambientali si accumulano nel tessuto grasso, possono compromettere l’effetto protettivo che gli estrogeni naturali del corpo hanno per la salute del cuore di una donna in pre-menopausa. Questo comporta per le donne un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e infiammazioni.

La ricerca dimostrerebbe quindi che l’esposizione a questo tipo di sostanze andrebbe ad aumentare le probabilità di contrarre malattie soprattutto di tipo cardiovascolare, da parte di donne in forte sovrappeso e quindi già in condizioni di salute non ottimali e prima della menopausa.

9 aprile 2015
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