Fiumi, laghi e falde acquifere italiane contengono sempre più tracce di prodotti fitosanitari. A lanciare l’allarme è il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque” pubblicato dall’ISPRA.

L’analisi condotta sui corsi d’acqua superficiali ha individuato la presenza di pesticidi nel 63,9% dei 1.284 punti esaminati, con un aumento del 20% rispetto ai rilievi precedenti. Il 21,3% delle acque superficiali non ha superato i test sulla qualità ambientale, a causa delle concentrazioni elevate di glifosato, AMPA, metolaclor, triciclazolo, oxadiazon, terbutilazina e desetil-terbutilazina.

La contaminazione è meno estesa nelle acque di falda, dove risulta contaminato il 31,7% dei 2.463 punti esaminati. Ciononostante anche nel caso delle falde sotterranee emergono trend allarmanti, con un incremento del 10% delle sostanze fitosanitarie rinvenute.

I ricercatori dell’ISPRA hanno rilevato pesticidi anche nelle acque più profonde, che possono contare sulla protezione di strati geologici scarsamente permeabili. Il 6,9% delle acque di falda esaminate presenta concentrazioni oltre la soglia di sostanze fitosanitarie: dal bentazone al midacloprid.

L’ISPRA ha rilevato complessivamente 224 sostanze diverse nelle acque dolci italiane, residui delle 130 mila tonnellate di pesticidi impiegati ogni anno in Italia. Il pesticida che sfora più spesso i limiti è il glifosato. Gli erbicidi sono le sostanze più rinvenute perché vengono erogati a contatto diretto con il suolo. Inoltre il loro utilizzo nei mesi primaverili fa sì che le frequenti piogge li trasportino negli strati più profondi del suolo.

Tra i neonicotinoidi i più invasivi sono l’imidacloprid e il tiametoxan, diffusi sia nelle acque superficiali che nelle falde. Le acque superficiali più contaminate sono quelle della Pianura Padana, con picchi del 70% in alcuni punti della Lombardia.

La Lombardia detiene la maglia nera anche per la contaminazione delle falde, con un inquinamento diffuso nel 50% dei punti. I ricercatori dell’ISPRA fanno notare che nel Nord Italia i controlli sono maggiori e più approfonditi, mentre diverse Regioni meridionali non hanno effettuato analisi altrettanto precise o non hanno inviato dati sufficienti all’ISPRA sulla qualità delle loro acque. Al Sud la Regione con le acque sotterranee più compromesse è la Sicilia con il 76% dei punti esaminati contaminati.

A preoccupare l’ISPRA è l’effetto sulla salute pubblica e sugli ecosistemi dei “cocktail di fitofarmaci” individuati nelle acque italiane. In un singolo campione sono state rinvenute fino a 48 sostanze diverse:

È necessario prendere atto di queste evidenze, confermate a livello mondiale, e del fatto che le metodologie utilizzate in fase di autorizzazione, che valutano le singole sostanze e non tengono conto degli effetti cumulativi, debbono essere analizzate criticamente al fine di migliorare la stima del rischio.

Il rapporto dell’ISPRA contiene anche dati più confortanti. I prodotti fitosanitari impiegati in Italia nel 2014 solo calati del 12% rispetto al 2001. Ancora più drastico il calo dei prodotti tossici e molto tossici, pari al 30,9%. Una riduzione che si deve alla maggiore cautela degli agricoltori nell’impiego di sostanze troppo aggressive e a norme ambientali più restrittive.

10 maggio 2016
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I vostri commenti
marco, martedì 10 maggio 2016 alle14:29 ha scritto: rispondi »

stiamo pagando con tanti tumori questi avvelenamenti del terreno vanno tolti dal commercio

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