È di dimensioni abbastanza ridotte e presenta un colorato manto. Eppure, nonostante l’aspetto apparentemente innocuo, un pesce del Pacifico può contare su un veleno particolarmente potente, dall’effetto simile all’eroina. E ora i ricercatori vogliono studiare a fondo le peculiarità di questo abitante dei mari, per scoprire se le proprietà del veleno possano essere sfruttate in futuro per realizzare nuovi farmaci, in particolare antidolorifici.

Il Meiacanthus grammistes è un piccolo pesce del Pacifico appartenente alla specie delle Blenniidae, conosciuta anche come la famiglia dei pesci ossei. Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, e condotto dall’università australiana del Queensland, ha però rivelato come il veleno di questo esemplare presenti delle proprietà uniche nel suo genere. L’animale sfrutta diverse tecniche per allontanare i predatori, dal colore del corpo alle fauci dentate. Quando si sente in pericolo, tuttavia, il pesce può mordere i propri avversari, immettendo in circolo piccole dosi di un siero: questo, essendo ricco di peptidi simili agli oppiacei, lascia i predatori per qualche minuto intorpiditi, il tempo necessario per scappare e mettersi in salvo.

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Sebbene gli effetti simili all’eroina siano noti da tempo, prima d’oggi non era stato possibile analizzarne gli elementi chimici, poiché il pesce ne rilascia piccolissime quantità a ogni morso. Così i ricercatori hanno elaborato un metodo originale per ottenere dosi sufficienti del siero: raggiungendo i pesci nelle loro tane, hanno predisposto alcune esche a batuffolo, affinché gli esemplari potessero morderle scambiandole per predatori. Le esche stesse, progettate per trattenere il veleno, sono stati quindi raccolte e il siero inviato a un laboratorio d’analisi.

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Dalle proprietà uniche, il siero in questione potrebbe essere impiegato anche per la produzione di futuri antidolorifici, sintetizzando in laboratorio composti simili a quelli prodotti nel pesce. Allo stesso tempo, però, i ricercatori hanno sottolineato come questa specie, e quelle simili, siano oggi a rischio e, per questo, diventa fondamentale la loro salvaguardia. Questi esemplari, infatti, occupano le acque nei pressi delle barriere coralline, sempre più minacciate dai cambiamenti climatici.

31 marzo 2017
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