Ancora allerta per i livelli di radioattività nei fiumi e nei mari di Fukushima. Nella prefettura dove l’11 marzo 2011 il violento tsunami provocò gravi danni agli impianti nucleari presenti, le analisi condotte sui pesci presenti ha fornito dati preoccupanti agli ispettori del Ministero dell’Ambiente del Giappone. Alti i livelli di cesio nelle acque, mentre le radiazioni nel pescato sono oltre il massimo stabilito dalla legge per il consumo sicuro.

Il pesce risultato maggiormente a rischio è stato quello d’acqua dolce, i cui livelli di radioattività (o più correttamente detta “attività di un radionuclide”) hanno raggiunto il massimo di 2.600 becquerel (Bq) per kg nei pressi la città di Minamisoma. Molto inferiore il picco registrato nei pesci di mare nel distretto di Fukushima, con “appena” 260 Bq/kg. Attualmente il limite di radiazioni stabilito dal Giappone per il consumo di pescato è di 100 Bq per kg.

I campionamenti sono stati condotti su fiumi e laghi della prefettura di Fukushima e su 8 punti in mare aperto. Secondo il Ministero dell’Ambiente una possibile spiegazione del divario così ampio nel dato sul residuo di cesio potrebbe essere ricondotto alla capacità dei pesci marini di smaltimento del sale dal proprio corpo.

Il Ministero ha assicurato che continuerà a monitorare la situazione e i livelli di cesio nei pesci della prefettura, anche per verificare l’effettiva capacità e velocità di smaltimento dei residui radioattivi. Una questione che però non può al momento che alimentare l’onda di protesta contro la riaccensione del reattore numero 3 di Oi.

3 luglio 2012
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I vostri commenti
Kazuhiko Keiki, mercoledì 4 luglio 2012 alle2:03 ha scritto: rispondi »

sai, succede quando riversi acqua radioattiva in mare...

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