Nuovo allarme sulla contaminazione radioattiva nell’area di Fukushima. A lanciarlo è Greenpeace, che denuncia il rischio a carico dei prodotti ittici, elementi fondamentali nella dieta nipponica. Per valutare il grado di sicurezza garantito dalle aziende e i pericoli per i consumatori, l’associazione ambientalista ha allestito un laboratorio di analisi e somministrato un questionario ai 5 principali rivenditori di pesce del Giappone.

Ai commercianti, in particolare, Greenpeace ha chiesto informazioni per valutare le misure di sicurezza adottate dopo il disastro di Fukushima e il grado di trasparenza verso i consumatori. L’associazione, inoltre, ha indagato sulle iniziative messe in atto dalle stesse aziende per fare pressione sul Governo di Tokyo affinché migliori il monitoraggio del pescato.

Il risultato dell’indagine è una classifica delle ditte di prodotti ittici più o meno “sicure” e più o meno attente alla salute dei clienti. I nomi in graduatoria non sono noti ai consumatori italiani, ma Greenpeace sottolinea che al primo posto c’è AEON, il maggior rivenditore di pesce del Giappone e, probabilmente, del mondo.

È stato proprio per le pressioni dell’associazione, rivendicano gli ambientalisti, che già dall’inizio di novembre il marchio ha adottato una politica a “radiazione zero”. Dimostrando ancora una volta, aggiunge Greenpeace, che se vogliono le imprese possono lavorare per garantire la sicurezza dei consumatori.

Al secondo posto c’è Ito Yokado, che il 21 novembre scorso ha annunciato un nuovo sistema di etichettatura che mostra le aree di pesca del tonnetto striato e del luccio sauro del Pacifico, seguita da Daiei e Uny (Apita). Fanalino di coda, Seiyu, che giudica “non necessarie” le misure di sicurezza indicate da Greenpeace.

Fonti: Greenpeace | PanOrient News

25 novembre 2011
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